09 settembre, 2009

Una casa Ideale

0 comments
(foto da New York Times)
La settimana scorsa, il postino ha distribuito il catalogo dell’IKEA a tutte le famiglie di Suzzara. Il catalogo è pieno di bellissime foto e diverse combinazioni di mobili. Ormai è diventata una rivista di gossip che fa discutere le famiglie durante il pasto. Poi ho fatto una scoperta interessante: leggere il catalogo Ikea non è più un’attività destinata esclusivamente alla donna. Anche gli uomini non leggono più i quotidiani dopo il pasto, ma il catalogo IKEA. Come il fratello di Corrado, Daniele, che non è mai stato al megastore IKEA e dopo aver guardato tutto il catalogo ha detto: ‘La prossima volta che andate all’IKEA, fatemelo sapere, perché ho bisogno di qualcosa.’

Eccolo qua. Il potere della strategia IKEA. Creare il desiderio dello shopping e farci venire voglia di cambiare lo stile della casa. Ha creato anche una speranza: ‘chiunque può avere la casa ideale’. È questa speranza che produce milioni di ammiratori dello stile IKEA.

Durante la ristrutturazione della casa di via Zonta, ho letto quasi tutte le riviste, libri, articoli e siti web dedicati. Ho fatto tante ricerche con una sola speranza: creare una casa ideale. Dopo aver visto su internet la foto numero 2068, mi sono chiesta: ‘ma cos’è la casa ideale?’

Il Signor Dan Philips Texano, sessantasette anni, ha un’idea precisa: la casa ideale è fatta con materiale recupero per le famiglie meno facoltose. Nel 1997, Dan ha ipotecato la sua casa per aprire un’azienda di costruzioni per dare una casa a chi non se la poteva permettere. L’80% del materiale impiegato proviene dagli scarti di altri cantieri edili. Fino ad adesso, il signor Dan Philips ha già costituto 14 case. Per utilizzare queste macerie e dar loro nuova vita serve un grande spirito creativo. Dan crede che la ripetizione crei uno schema, per esempio tante vecchie tavelle di acciaio riunite assieme fanno un tetto, centinaia di tappi di sughero formano il pavimento mentre i fondi delle bottiglie sono la porta. Queste tante piccole idee provengono da un principio: una casa piacevole e a basso costo è possibile.

Nel 2004, il Signor Philips ha cominciato a lavorare con il comune. Insieme hanno aperto un magazzino per tenere il materiale da costruzione e di riciclo. Un incentivo economico spinge la popolazione e l’industria a donare materiali di ogni tipo anziché portarli in discarica. Le aziende possono risparmiare sulle tasse e sulle spese di trasporto, nel frattempo, Dan e gli altri dell’organizzazione di beneficenza possono riutilizzare il materiale per costruire le case per le famiglie meno abbienti, è una forma simbiosi in cui tutti vincono.

Il Signor Philips e la sua azienda (foto da New York Times)

(foto da New York Times)

Il pavimento fatto con tappi e cemento (foto da New York Times)

(foto da New York Times)

Il solaio fatto con cornici (foto da New York Times)

Bibliografia
Reading Reference
。2 Settembre 2009: New York Times, One Man’s Trash
。Phoenix Commotion, Azienda di Dan Philips

06 settembre, 2009

Quando il gastronomo occidentale incontra la cucina di Taiwan

0 comments
[L’articolo è stato pubblicato sulla rivista ‘Organic Lifestyle’ in Taiwan]

Viaggio con 15 studenti internazionali dell’Università di Scienze Gastronomiche. Dall’Europa alla volta di Taiwan. Abbiamo cominciato dalla parte est dell’isola per farne tutto il giro e tornare a Taipei. In 12 giorni, abbiamo avuto tante esperienze ed abbiamo visto tante cose che forse non hanno mai visto neanche gli stessi Taiwanesi. Le particolarità e le varietà degli ingredienti Taiwanesi locali, oltre all’ospitalità dei Taiwanesi stessi, ci hanno permesso di godere al meglio della nostra esperienza azzerando le barriere linguistiche e permettendoci di sentirci coinvolti in discussioni serie e costruttive su lingua e cultura. Vorrei ringraziare di nuovo tutti gli amici Taiwanesi che hanno supportato il nostro stage, in particolare ringrazio il mio compagno di master, Andy Chou, responsabile dell’organizzazione di questo stage.

Ho letto tanti reportage sul nostro stage a Taiwan. Molti di questi erano focalizzati su soggetti quali:‘turismo’,‘degustazione e avvicinamento alla gastronomia Taiwanese’ o‘la gastronomia Taiwanese vista dagli occhi degli occidentali’. Pochi però hanno trattato del principio di fondo dello stage della nostra Università: ovvero la ricerca della produzione alimentare e l’applicazione scientifica.

[il gusto è soggettivo, ciò che conta è la teoria scientifica che vi sta dietro]
Un commento dello studente di Piacenza, Giacomo, ha sollevato una discussione animata e mi è rimasto impresso nella memoria. Giacomo ha detto:‘Perche nella cucina cinese non c’è la successione delle portate? Si servono i piatti tutti insieme, i gusti si mescolano e non posso riconoscere i gusti dei piatti. Invece, la sequenza è molto importante nella cucina Italiana per degustare i sapori con maggiore coerenza.

Questo commento ha sollevato diverse risposte, qualcuna favorevole. Altri pensano invece che il modo cinese di mangiare, seduti attorno al tavolo sia più libero e democratico, inoltre è più adatto al ritrovo della famiglia. Questa discussione non è soltanto a livello di ‘differenza culturale o di abitudine’, ma anche di differenza delle teorie gastronomiche tra i due paesi. La discussione è stata alimentata dal fatto che gli studenti stessi hanno partecipato ad un corso di analisi sensoriale nel quale hanno imparato la mappatura delle papille gustative della lingua. Infatti diverse aree della lingua percepiscono gusti diversi. Da qui il concetto della sequenza delle portate nella cultura gastronomica occidentale. Jean Anthelme Brillat-Savarin fu il primo gastronomo che nel XVIII secolo espresse questo concerto nel suo la fisiologia del gusto.
Il gusto è soggettivo, ciò che conta è la teoria scientifica che vi sta dietro

Per dare agli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche un’organizzazione di studio più completa, al primo anno seguono corsi di chimica, biologica, analisi sensoriale, storia della gastronomia, economia, statistica e agricoltura. Lo studio alimentare non può restare confinato nella torre d’avorio del solo atto del mangiare e del bere; ogni studente deve partecipare ogni anno a 5 stage sviluppati su diverse tematiche. Gli studenti del terzo anno viaggiano in paesi extraeuropei, come Taiwan, Giappone, Canada, Messico, Stati Uniti, Australia, Cuba ecc. Qui gli studenti possono discutere direttamente con i produttori e capire il mondo reale che vive al di fuori delle mura accademiche. Riescono così a studiare con una mentalità più completa e oggettiva.

[I dubbi e la preparazione prima della partenza]
Far conoscere bene Taiwan ai 15 studenti internazionali in soli 12 giorni non è facile. La progettazione e l’organizzazione dell’itinerario è stata svolta da Andy. Lui ha capito che questi studenti venivano a Taiwan per la prima volta e che non sarebbe stato utile cercare di piantare loro in testa rigidamente la cucina Taiwanese. Meglio provare a mettere a confronto gli ingredienti simili dei due paesi. Per esempio, la frutta candita di Taiwan e la mostarda dalla Lombardia; l’aceto di frutta e quello balsamico; il distillato di riso indigeno e i vini italiani; diversi tipi di riso e le loro tipologie di cotture oppure l’olio di semi di Tè e l’olio d’oliva.

La preparazione prima della partenza è cominciata a Febbraio. Quando i 15 studenti hanno saputo di essere stati assegnati al gruppo di Taiwan, alcuni sono venuti nel mio ufficio dicendomi cose del tipo ‘sono obbligatorie certi tipi di vaccinazioni per andare Taiwan?’, oppure ‘non mi piace la cucina asiatica, perché i ristoranti cinesi in Italia fanno sempre gli involtini primavera o pesce crudo’

Alcuni studenti, che sono andati in Giappone con Università l’anno prima, mi chiedevano se Taiwan e Giappone fossero simili e se il programma avrebbe avuto parecchie ripetizioni rispetto a quello dell’anno prima. Avere preoccupazioni di questo tipo è normale, perché Taiwan è veramente poco conosciuta in Europa. A queste domande rispondevo sempre scherzando ‘Non preoccupatevi, non è stata ancora scoperta l’influenza ‘Taiwan’, però vi consiglio di fare la vaccinazione contro il mangiare troppo.’

Per chiarire tutti i dubbi è importante cominciare con una preparazione didattica seria e una ricerca bibliografica. Sono però pochissime le pubblicazioni serie sulla gastronomia Taiwanese in lingua occidentale; quelle che si trovano su internet sono solo articoli di blog e non possono essere utilizzati come bibliografia per la ricerca universitaria. Ecco perché, Andy ha deciso di coinvolgere qualche professore dell’Università di Taiwan e diversi produttori con i quali ha prodotto e tradotto in Inglese una dispensa di 33 pagine. Tale materiale è diviso in due parti, la prima è un’introduzione generale di Taiwan: storia, geografia e cultura; la seconda presentava in modo dettagliato i prodotti che andavamo a visitare nel corso dello stage.

[Assaggia la sala di soia buona – dalla terra alla degustazione]
Sia io che Andy ci siamo laureati all’Università di Scienze Gastronomiche e pertanto sappiamo quanto sia importante dare agli studenti la possibilità di vedere la terra e dove nascono i prodotti per meglio introdurre la degustazione degli stessi. Maggio è il mese della raccolta per tanti prodotti da noi studiati durante il viaggio. Nella provincia Yunlin, abbiamo visitato due fabbriche di salsa di soia nera e abbiamo avuto modo di vedere tutti e 4 i processi principali della produzione: bollitura dei semi, crescita della muffa, fermentazione ed estrazione; inoltre ci hanno spiegato anche la differenza tra i tipi di salsa proveniente da soia gialla e da soia nera.

La temperatura della piccola camera per la crescita batterica della muffa, raggiunge nel periodo di Maggio i 40 gradi. Ciò non ha impedito agli studenti di fare parecchie domande sull’argomento e restarvi più di un’ora. Agostino, uno studente Milanese, ha chiesto al mastro: ‘Perché non piantate voi i semi di soia nera, invece di importarli dagli Stati Uniti? Non sarebbe così più facile controllare la qualità delle materie prime?’

Il mastro ha fatto un cenno poi ha scosso la testa, ‘è una bella domanda. 10 anni fa c’erano tanti campi di soia nera, però adesso si coltiva solo prodotti che assicurano reddito. La soia nera si vende a 20$ al kg mentre coltivare bellfruit rende 10 volte in più. Perciò non c’è più nessuno che coltiva la soia nera’. A tale risposta è seguita una discussione sullo sviluppo e la rivoluzione dell’agricoltura.

Dopo la visita una degustazione è sempre molto divertente. Il mastro non ci diceva che tipo di salsa di soia avremmo assaggiato, dovevamo indovinare quale tra 3 campioni fosse quello di alta qualità. Alla fine, più di metà degli studenti hanno risposta giusto. Abbiamo però scoperto che la salsa di soia gialla che si trova in Europa viene tutta prodotta nell’industria. Quegli studenti che hanno dato la risposta sbagliata dicevano con riluttanza, ‘Non c’è niente da fare. Sono troppo abituato al sapore della salsa di soia di bassa qualità.’

A Taipei, Andy ha programmato una visita al campo di Tè e la raccolta delle foglie insieme ai contadini per meglio farne capire la produzione. In seguito, per la degustazione, ci siamo divisi in 4 gruppi ed abbiamo imparato a preparare, e come meglio godere, una tazza di Tè. Gli studenti imitavano i mastri sedendosi a gambe incrociate fino a non sentirle più. Alcune studentesse imitavano il gesto delle mastre mentre preparavano il Tè, ma erano un po’ impacciate nei movimenti, i ragazzi ridevano e ne commentavano i movimenti definendoli come ‘non troppo eleganti’. Alla fine, abbiamo capito una cosa ‘c’è tanta filosofia dietro una tazza di Tè’.

Mi ricordo ancora come David, uno studente australiano giornalista freelance della rivista Vogue, ha risposto alla domanda ‘quale tipo di Tè preferisci?’. Lui ha detto, ‘Oriental Beauty è il mio preferito, rappresenta il fascino misterioso dell’attrazione orientale. Non capita di certo spesso di avere l’opportunità di entrare in un campo di Tè, fare la raccolta e preparare il Tè assieme ai contadini, inoltre ci sono esperti che ci spiegano e traducono tutto quello che c’è da sapere sul te. Adesso, porterò l’Oriental Beauty a casa, studierò ancora, mi preparerò bene, e farò una tesi sul Tè’.

[Promozione della gastronomia Taiwanese prescinde dallo studio delle scienze gastronomiche]
La risposta di David mi ha fatto pensare tanto. Forse la promozione della cucina asiatica si è sempre basata sul piatto in sé e sulla percezione del suo gusto. Le scienze che ne regolano la produzione è tenuta in poca considerazione. Questo stage ha fornito l’opportunità anche ai produttori di vedere la gastronomia anche da questo punto di vista e di dare spiegazioni scientifiche dei loro prodotti. I produttori Taiwanesi non sono abituati a questo tipo di presentazione e non è stato facile per loro spiegare o discutere la produzione in modo troppo tecnico. Andy ha avuto il merito di aiutare tanto i produttori a produrre informazioni dettagliate e presentazioni powerpoint.

Nella distilleria di riso, gli studenti hanno fatto tante domande tecniche, come per esempio la temperatura e la durata di fermentazione e distillazione, purtroppo non ci sono state risposte definitive. Inoltre, abbiamo scoperto che ci sono tante differenze nella nomenclatura degli alimenti tra Taiwan e lo standard internazionale. A Taiwan, chiamano qualsiasi bevanda alcolica ‘vino’, però in occidente, vino indica solo la bevanda alcolica ottenuta dall’uva (esclusi i distillati). Quindi, c’è sempre confusione nelle pubblicazioni tradotte in Inglese.

Per stimolare i produttori a migliorare le loro strategie promozionali, li abbiamo incoraggiati a presentare i loro prodotti in Inglese. Non importa se il loro Inglese non è perfetto, ciò che conta davvero è che loro comincino a capire come possano promuovere i loro prodotti all’estero e colmare la mancanza d’informazioni sui prodotti Taiwanesi nel mercato internazionale. Nel frattempo, i produttori dovrebbero iniziare ricerche tecnologiche sulla produzione per migliorare i prodotti. In futuro, la promozione della gastronomia Taiwanese non si deve separare dallo studio scientifico.

[La fine dello stage e del giro dell’Isola di Taiwan]
Vivo in Italia da quasi 3 anni e penso sempre più che Taiwan e l’Italia siano molto simili. I cittadini dei due paesi sono genuini e allegri. I Taiwanesi come gli Italiani trattano gli stranieri come membri delle proprie famiglie, si aprono e li fanno sentire subito come loro amici. Dopo 12 giorni a Taiwan i giornalisti che ci seguivano, la squadra di volontari e i produttori si sono subito integrati con il nostro gruppo. Anche se non li conoscevamo la sera ci offrivano da bere. Siamo diventati una grande famiglia, senza limiti di nazionalità né ostacolati dalle barriere linguistiche.

Atterrati all’aeroporto di Torino, mentre l’hostess mi passava il bagaglio, ho sentito alcuni rispondere ‘Xie xie’, grazie, in mandarino perfetto. Incuriosita ho girato la testa, erano i miei studenti che rispondevano impulsivamente. Ci siamo guardati negli occhi ridendo. ‘Già. Mi sento ancora a Taiwan.’

Studenti intervistati dai giornalisti

Sembra un po’troppo

La mastra del Té

il maestro e il barile per fermentare la soia nera

la soia nera è coperta del sale nel barile

la soia nera sta facendo la muffa

la soia nera dopo 7 giorni nella camera

Mercato del Pesce – Asta del Tonno

Tonno!


Bambù

La preparazione dopo la raccolta

La raccolta fatta dagli studenti

Pasta sfoglia

Pesce squisito

Verdura strana

Bel bambino Taiwanese



Il bagno della mia camera in Taichung…

04 settembre, 2009

La sindrome dello spopolamento degli alveari

0 comments

Nel 2006 NEGLI Stati Uniti, tante api sono scomparse dagli alveari, nel 2007 in Gran Bretagna, il numero delle api si è ridotto del 33%. Tante api abbandonano gli alveari lasciando le larve e la regina. I corpi delle api non riescono però a trovare. La sindrome dello spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder CCD) è stata elaborata per prima negli Stati Uniti. La causa di questa sindrome non è ancora ben chiara. Alcuni dicono che la causa sia dovuta ai pesticidi, tanto che Francia ed in Italia, è vietato l’impiego dei alcuni pesticidi della Bayer, l’azienda tedesca più grande del mondo per la produzione di pesticidi. Qualcuno dice che la causa sia legata a patogeni mentre altri sostengono che le radiazioni dei telefoni cellulari facciano perdere le api.

La causa non è però ancora stata accertata ma le api continuano a morire. Numerose coltivazioni sono collegate alla sorte delle api. Queste sono le responsabili dell’impollinazione di meli, peri, fragole e tante altre piante. Continuando di questo passo si avrà un effetto negativo sul prezzo di questi alimenti. Gli esperti hanno cominciato diverse ricerche e finalmente in Agosto, un gruppo di entomologi coordinati dal Prof. Steve Sheppard dell’Università di Washington ha ottenuto un nuovo risultato che permette di restringe il campo delle possibili cause della sindrome dello spopolamento degli alveari.

Testo originale: Research News, Washington State of University
Data di pubblicazione: 29 Luglio 2009

"Una delle prime cose che abbiamo notato è stata la quantità di pesticidi presente negli alveari vecchi" ha detto Sheppard.

Studiando alveari colpiti da CCD forniti dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, il suo gruppo ha scoperto concentrazioni "piuttosto elevate di residui di antiparassitari." Esperimenti successivi hanno dimostrato che le api allevate in questi alveari "ha subito una riduzione significativa della loro longevità", ha detto Sheppard.

I ricercatori hanno notato che i tipi di tracce di sostanze chimiche trovate negli alveari esaminati derivano da sostanze insetticide, erbicide, fungicide e acaricide.

“Un metodo semplice per affrontare la contaminazione chimica per gli apicoltori potrebbe essere quello di operare un più rapido turnover degli alveari”, Sheppard ha detto. In Europa, ad esempio, in media gli apicoltori cambiano gli alveari ogni tre anni.

"Negli Stati Uniti, non abbiamo incentivato questa pratica e non c'è alcun accordo su quanto spesso gli apicoltori debbano cambiare gli alveari", ha detto. "Ora sappiamo che tale pratica deve essere svolta più spesso”.

Un altro aspetto del lavoro di Sheppard - condotto dal suo studente Matthew Smart - si concentra sugli effetti di un agente patogeno, il microsporidian noto come Ceranae Nosema, che agisce sulla capacità delle api di poter processare il cibo. Molti apicoltori hanno ritenuto questo patogeno il vero colpevole della CCD.

"Ceranae Nosema è stata isolata solo di recente (nel 2007) negli Stati Uniti" ha detto Sheppard. "Ma mentre nessuno ha Fino a quel momento si è però potuta diffondere in tutto il Paese."

Precedenti ricerche di Sheppard hanno evidenziato come tale agente patogeno sia un problema difficile da contrastare. Su 24 alveari controllati all'inizio del 2008, il patogeno ha evidenziato un aumento in concentrazione rispetto alle api campione. L’apicoltore Eric Olson di Yakima, Washington ha detto che i suoi alveari trattati con un mega-dose di un antibiotico chiamato Fumagillina, ha dato risultati sorprendenti
"In teoria, l’effetto di questo antibiotico avrebbe dovuto far scomparire o almeno diminuire la Nosema", ha detto Olson. "Invece, il livello è salito".

Bibliografia

    03 settembre, 2009

    Festa. Parmigiano Reggiano. Stricun

    1 comments
    Mangiare Bere Giocare Godere, con quattro parole si può riassumere lo stile di vita Italiano.

    In Italia, ogni paese ha una festa o una sagra, ci sono sempre bancarelle gastronomiche e giochi. Con la fine di Agosto finiscono anche le vacanze più lunghe dell’anno. Ciò però non vuol dire che gli Italiani tornino volentieri al lavoro, anzi Settembre è un mese di grandi feste.


    Palidano, è situato a 5 km da Suzzara: si arriva in 5 minuti di macchina, 15 minuti di bicicletta o 50 minuti a piedi. Là, l’ultimo fine settimana di Agosto, c’è il festival ‘D’la Pepa’ che dura quattro giorni. Si possono assaggiare i piatti locali come il risotto alla mantovana, stinco di maiale, polenta o lambrusco. C’è anche la dimostrazione della produzione di parmigiano reggiano così come veniva fatto 50 anni fa.

    Oggi, anche se i caseifici producono i formaggi in modo artigianale, la caldaia non utilizza più il calore prodotta dal fuoco ma si utilizza il vapore. I mastri casari vengono tutti gli anni dal caseificio di Paildano a fare la dimostrazione nel piazzale davanti al Ristorante Pepa. Qui è stata costruita una caldaia uguale a quella che veniva impiegata una volta. Il latte scremato della sera viene versato nelle tipiche caldaie di rame a forma di campana rovesciata. È molto difficile scaldare la vasca con il fuoco vivo del legno, soprattutto nelle giornate di caldo torrido. I mastri sembrano non soffrire il caldo, continuano a mescolare con un bastone e aggiungono caglio di vitello. Quando i latte arriva 52 gradi, i mastri spengono il fuoco sotto la caldaia con l’acqua. Il latte coagula in una decina di minuti. La cagliata che si presenta viene frammentata in minuscoli granuli della grandezza di un chicco di riso grazie ad un antico attrezzo detto spino.

    Poi, la massa caseosa viene estratta con sapienti movimenti dal casaro. Tagliato in due parti e avvolto nella tipica tela, il formaggio viene immesso in una fascera che gli darà la sua forma definitiva. Un tempo si usava una forma di legno di faggio mentre oggi si utilizza la plastica. Il Parmigiano Reggiano, per potersi chiamare tale, deve passare attraverso numerosi controlli ed un minimo di 18 mesi di stagionatura.

    Una forma di Parmigiano appena prodotta può anche essere venduta immediatamente. In questo caso non si può ancora parlare di Parmigiano Reggiano ma di un formaggio fresco detto Stricun. Si tratta di un formaggio morbido e freschissimo dal sapore di latte molto intenso. Questo squisito Stricun si può gustare solo nell’area di produzione del Parmigiano Reggiano.

    Polenta e Stinco


    il calore prodotta dal fuoco con i mastri

    I mastri spengono il fuoco sotto la caldaia con l’acqua

    Tagliato in due parti

    Avvolto nella tipica tela

    il formaggio viene immesso in una fascera che gli darà la sua forma definitiva


    Lo stricun freschissimo

    Nuova e vecchia forma

    02 settembre, 2009

    Dicono di noi

    31 Ago, 2009
    Blog -Scienze Gastronomiche - di 21 studenti dall'Italia, dagli Usa, dall'Inghilterra, dalla Germania, dal Giappone, dal Brasile, di Master in Scienze Gastronomiche organizzato da Slow Food

    Godzilla in giardino

    2 comments
    Alle 2 del pomeriggio, Godzilla è apparso in giardino, rovina la tranquillità con i suoi versi e le sue urla.

    Godzilla con il suo grande corpo prova ad entrare dal cancello, però è troppo grosso e s’incastra. Non riusciva più a muoversi né a girarsi bloccando quindi la strada. Riprovando con diverse manovre, finalmente è entrato.

    Eccolo, è arrivato passando per l’ingresso posteriore della casa. Godzilla stende lentamente il suo braccio di 5 metri con il quale raggiunge il tetto della casa, ho pensato ad un attacco alieno.

    In questo momento, il muratore Paolo Bottazzi è apparso sul tetto, come il capitano Haran Banjo di Daitarn 3. Il capitano Bottazzi comanda e Godzilla resta come ipnotizzato dai suoi ordini. Quel lungo braccio passare vicino al tetto, manovrare vicino alle tegole per poi arrivare ad infilarsi nel lucernario della casa. Godzilla comincia a girare la corda rossa e bianca... Poi, ‘Wrooooar!!!’ rumore riempie il cielo. Il cemento esce dalla mano della Gorzilla e riempie la casa.

    Finalemente, il Capitano Bottazzi e la sua squadra sono tornati a proteggere la casa dai mostri. La vacanza è finita.

    GODZILLA


    Il braccio di Godzilla

    31 agosto, 2009

    La Leva Calcistica della classe 68

    0 comments
    Per ricordare la partita del 29 Agosto 2009, il Derby a San Siro, Milan contro Inter.
    Per la prima volta nella mia vita, filmo e monto un video. Ho usato ‘La Leva Calcistica della classe 68’di Francesco de Gregori come musica di sottofondo. Perché mi piace tanto il testo.


    Francesco De Gregori
    La Leva Calcistica della classe 68
    Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
    sole che batte sul campo di pallone
    e terra e polvere che tira vento
    e poi magari piove
    Nino cammina che sembra un uomo
    con le scarpette di gomma dura
    dodici anni e il cuore
    pieno di paura
    Ma Nino non aver paura
    di sbagliare un calcio di rigore
    non è mica da questi particolari
    che si giudica un giocatore
    un giocatore lo vedi dal coraggio
    dall'altruismo e dalla fantasia
    E chissà quanti ne hai visti e quanti
    ne vedrai di giocatori tristi
    che non hanno vinto mai
    ed hanno appeso le scarpe a qualche
    tipo di muro e adesso ridono dentro al bar
    e sono innamorati da dieci anni con una donna
    che non hanno amato mai
    chissa' quanti ne hai veduti
    chissa' quanti ne vedrai
    Nino capi' fin dal primo momento
    l'allenatore sembrava contento e allora
    mise il cuore dentro le scarpe
    e corse più veloce del vento
    prese un pallone che sembrava stregato
    accanto al piede rimaneva incollato
    entrò nell'area tirò senza guardare
    ed il portiere lo fece passare
    ma Nino non aver paura di tirare un
    calcio di rigore
    non è mica da questi particolari
    che si giudica un giocatore
    un giocatore lo vedi dal coraggio
    dall'altruismo e dalla fantasia
    Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette
    quest'altr'anno giocherà
    con la maglia numero sette

    26 agosto, 2009

    Le mani rosse

    3 comments
    [l’articolo è pubblicato sulla rivista Taiwanese, 'Organic Lifestyle']

    Quest’anno c’è ancora freddo alla fine di Marzo, ho sentito sulle Alpi e nel centro Italia sta ancora nevicando. E’arrivato il momento di cambiare stagione, dall’inverno alla primavera. Stamattina, piove, c’è vento e fa freddo, gli animali sono ancora in letargo e io vorrei stare al letto. In questo momento arriva Corrado, mi tira via la coperta e mi chiede di andare fuori in giardino a lavorare, dice: ‘Siamo tutti fuori che stiamo facendo qualcosa di divertente, stiamo facendo una cosa che ti piace tanto. Metti una vecchia maglietta e vieni fuori.’



    Sono in giardino, c’è Corrado che urla: ‘Vieni ad aiutarci!’sta uscendo dalla cantina con la maglietta corta e una cassa di bottiglie di vetro in mano. Dall’altra parte, c’è Paolo, il Padre di Corrado; Pietro e Chiara, il fratello e la nipote di Corrado, stanno portando fuori altre le bottiglie. Appena mi vede arrivare, Paolo, mi porta subito in cantina dove ci sono 14 damigiane da 28 litri con un cartello: Lambrusco. E’ il vino frizzante che bevono a tutti i pasti.



    Il Lambrusco sembra sugo di uva. Mentre il mondo estero sta apprezzando i vini famosi come Barolo e Montepulciano, le famiglie nella valle del Po bevono tutti i giorni Lambrusco. Pensavo che forse perché il Lambrusco sia un vino economico, quindi sia diventato il vino quotidiano. Finché un giorno nella famiglia della valle Po, dove la mamma ha preparato salame, cotechino, parmigiano reggiano, prosciutto di parma (che sono tutti cibi salati e grassi), ho assaggiato questi antipasti. La mia gola lancia un segnale ‘vorrei la bevanda frizzante ed acida’: come dopo aver mangiato pistacchi tostati vuole bere la birra; come dopo il bagno al mare, vuole una doccia per pulire tutto il sale sul copro. In quel momento, non vuole bere vini come Barolo o Montepulciano, vuole solo un bicchiere di Lambursco, deglutire ed aspettare un fiato dallo stomaco con ancora il sapore di maiale. Poi appoggiarsi sul divano soddisfatti e prepararsi per la prossima fetta di salame. In questo momento, ho veramente capito perché il Lambrusco è così necessario nella valle Po.

    Pensando ai pranzi, al salame ed al Lambrusco, lavoro di più. Entro nella stretta cantina, dove ci sono tante bottiglie vuote, più o meno 800. Ogni bottiglia ha una diversa etichetta, qualcuna ancora intatta, altre ormai consumate, si vede benissimo che sono stata riutilizzato più di una volta. Il collo delle bottiglie (anche quelle vuote) è chiuso con il tappo.

    Corrado e Paolo stanno alzando una damigiana da 30 litri su un tavolo, sembra molto pesante. Dopo averla appoggiata, la aprono e si sente un leggero profumo di vino. Poi Corrado tira fuori i due tubi di plastica. Ne inserisce uno nella prima damigiana e collegandolo con la seconda damigiana. Il secondo tubo entra la seconda damigiana e si collega al riempibottiglie. La forma del riempibottiglie è molto strana, sembra uno sciacquone. L’altra parte del riempibottiglie ha due tubi di ferro, Corrado risucchia dai tubi di ferro, poi il vino esce dalla prima damigiana, passa attraverso i tubi ed entra nella seconda damigiana, poi arriva al riempibottiglie ed esce dai tubi ferro. Paolo comincia a spiegarmi che si tratta del principio dei ‘vasi comunicanti’ , Pietro e Chiara partecipano al discorso.

    Quando il vino esce dal riempibottiglie, Corrado mette subito le bottiglie vuote, e il vino le riempie. Quando poi anche queste sono pieni, le passa a Paolo che le posiziona sotto la pressa e inserisce il tappo sigillandolo. Il sistema comincia a funzionare.









    Pietro, Chiara ed io abbiamo portato tutte le 800 bottiglie in giardino riempiendolo. Le bottiglie devono essere controllate prima dell’utilizzo. La Chiara, tredicenne, è già in grado di svolgere tale funzione: prima guarda bene se c’è la muffa o l’acqua, poi sente con il naso se c’è puzza. Perché le bottiglie sono riutilizzabili tante volte. Ogni volta che una bottiglia viene bevuta, mamma Paola la risciacqua e la lascia asciugare naturalmente.

    Imbottigliare è un’attività famigliare nella valle del Po, tutti i membri della famiglia vi partecipano. Il tutto si svolge a fine Marzo, perché dopo la vendemmia di settembre, servono 6 mesi per la prima fermentazione. Poi, la seconda fermentazione, che richiede almeno un altro mese, avviene in bottiglia. In Marzo, le famiglie comprano il vino sfuso dalle aziende vitivinicole, ed imbottigliano in casa. Marzo è il periodo giusto anche perché fa ancora freddo e secco e si evitano rischi d’inquinamento e di formazioni di muffe nei vini. Anche se imbottigliare è divertente, è comunque un impegno e sarebbe molto meno impegnativo comprare i vini direttamente in negozio.

    ‘E' vero quello che pensi. Possiamo comprare tutte le cose che vogliamo, sarebbe più comodo. Ma se ti fermi un secondo a pensare a quanto spreco si farebbe... Per esempio la nostra famiglia ha 7 persone e ogni giorno beviamo 2 bottiglie di lambrusco. Allora in un anno abbiamo bisogno di 800 bottiglie. Quelle che compriamo in negozio costano 3 euro, però sono di bassa qualità. Se compriamo quelle più buone costano 5 o 6.000 euro all’anno. In confronto, comprare i vini sfusi costa 1euro e venti. In un anno spendiamo 750 euro; è 7 volte meno.‘ Dice Paolo. Mi sono veramente colpito.

    ‘Poi, siamo un passo avanti, perché se comprassimo vini in negozio vuol dire che butteremmo 800 bottiglie ogni anno. Se pensi a 10 famiglie sono 8.000 bottiglie. Preferiamo lavorare un giorno come oggi, scherziamo un po’ per passare tempo, riempiamo le nostre 800 bottiglie per un anno, salviamo il portafoglio e la nostra terra.’


    L’immagine della montagna di bottiglie mi fa paura. Sento la gente parlare di concetti complicati per salvare l’ambiente ma un’attività famigliare come questa sembra aver molto più significato. Niente di nuovo, non c’è bisogno di abilità particolari, anche la Chiara, tredicenne, è capace di farlo. Mi sembra di aver capito qualcosa, lo sviluppo sostenibile della società non è pura filosofia, ma si costruisce goccia a goccia.

    ‘A tavola!‘ dice la mamma Paola, nello stesso momento, il profumo di maiale esce dalla finestra. Lasciamo il lavoro, ci guardiamo le mani ormai rosse come il vino. Vabbé, adesso, voglio soltanto ondeggiare sul mare del Lambrusco.
    Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...