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A casa mia, Hong Kong, può succedere un po’ di tutto.
Non so se avete letto le notizie dagli esteri sul corriere della sera dell’altro ieri:
[Hong Kong, Superwoman in azione - Ricca manager si mette un costume da eroina dei cartoon e distribuisce denaro e cibo a chi non ne ha]
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02 giugno, 2011
08 gennaio, 2010
Sempre dalla parte dell’uovo


Uno scrittore speciale per me. Il suo discorso tenuto a Gerusalemme in occasione della consegna del premio letterario .
Di Haruki Murakami
Oggi sono venuto a Gerusalemme come scrittore, cioè come un professionista della bugia. Certamente gli scrittori non sono gli unici a mentire. Come tutti sappiamo anche i politici lo fanno. Talvolta anche i diplomatici e i militari dicono le loro bugie, così come i venditori di macchine usate, i macellai e i costruttori. Le bugie degli scrittori però sono diverse da quelle degli altri, tanto che nessuno oserebbe mai accusarli d’essere degli immorali. Certo, quanto più grandi, ingegnose e ben pensate uno scrittore crea le sue bugie, tanto più è probabile che venga elogiato dal pubblico e dalla critica. Ma perché?La mia risposta è questa: dicendo bugie efficienti – ossia, quando si creano delle finzioni che sembrano essere reali – lo scrittore può far emergere una verità in un nuovo contesto e farla brillare con una nuova luce. Nella maggior parte dei casi è virtualmente impossibile capire una verità nella sua forma originale e rappresentarla accuratamente. Questa è la ragione per cui quando ‘seduciamo’ la verità per farla venire fuori da dove si nasconde, cerchiamo di afferrarne la coda, la trapiantiamo in un luogo fittizio e la sostituiamo con una forma altrettanto irreale. Per ottenere tutto questo, però, dobbiamo innanzi tutto chiarire dove, tra di noi, si trova la verità. Questa è un importante requisito per inventare delle buone bugie.
Oggi però non ho nessuna intenzione di mentire. Cercherò di essere quanto più onesto possibile. Ci sono pochi giorni all’anno in cui mi dedico a non dire bugie e, a quanto pare, oggi è uno di questi giorni. Lasciatemi quindi dire la verità. In Giappone molta gente mi ha consigliato di non venire qui in Israele e di non accettare il Jerusalem Prize. Alcuni mi hanno persino minacciato che se fossi venuto avrebbero istigato il boicottaggio dei miei libri. La ragione di questo atteggiamento è stata, senza dubbio, la feroce battaglia in corso a Gaza. Le Nazioni Unite parlano di più di un migliaio di persone che hanno perso la vita nella città bloccata di Gaza City, e molte di queste persone sono cittadini disarmati, bambini e anziani. Dopo aver ricevuto l’invito per il premio, mi sono spesso domandato se viaggiare in Israele in un periodo come questo e accettare un premio letterario fosse la cosa giusta da fare, se questa scelta avrebbe potuto dare l’impressione che appoggiavo una parte del conflitto, che abbracciavo la politica di un paese che aveva scelto di scatenare il suo schiacciante potere militare su un altro Paese. Si trattava di un’impressione che certamente non volevo dare. Non approvo nessun tipo di guerra e non sostengo nessun Paese. Ed è chiaro che non mi auguro di vedere i miei libri boicottati.

Alla fine però, dopo un’attenta considerazione, ho deciso di venire. Una delle ragioni che mi ha portato a questa scelta è stata che troppa gente mi aveva consigliato di non farlo. Forse, come molti altri scrittori, tendo a fare esattamente l’opposto di quanto mi dicono. Se la gente mi dice – e specialmente quando mi minacciano – “non andare lì”, “non fare quello”, io tendo a volerci andare e a farlo. Si potrebbe pensare che, come scrittore, è nella mia natura. In effetti gli scrittori sono una razza speciale. Non possono genuinamente credere in qualcosa che non hanno visto con i propri occhi o toccato con le proprie mani. Questa è la ragione del perché sono qui. Ho scelto di venire invece di starmene lontano. Ho scelto di vedere con i miei propri occhi invece di non vedere affatto. Ho scelto di parlarvi invece di non dire niente.
Per favore, permettetemi di trasmettere un messaggio molto personale. Si tratta di qualcosa che tengo sempre in mente quando scrivo fiction. Non sono mai arrivato così lontano da scriverlo su un pezzo di carta e attaccarlo ai muri: al contrario, è scavato nelle pareti della mia mente, e dice qualcosa del genere:
‘Tra un alto e solido muro e un uovo che vi si spacca contro, starò sempre dalla parte dell’uovo.’
Sì, perché non importa quanta ragione possa avere il muro o quanto possa essere in torto l’uovo, starò sempre dalla parte di quest’ultimo. Spetterà a qualcun’altro decidere che cos’è giusto e che cos’è sbagliato; forse a decidere sarà il tempo o la Storia. Se ci fosse uno scrittore che, per qualsiasi ragione, scrivesse stando dalla parte del muro, che valore avrebbe avuto il suo lavoro?
Che significa questa metafora? In certi casi, tutto è troppo semplice e chiaro. Cacciabombardieri, carri armati, razzi e granate di fosforo bianco rappresentano quell’alta e solida parete. Le uova sono i civili disarmati che vengono colpiti, bruciati e presi di mira. Non è tutto, però. La metafora porta con sé un significato più profondo. Provate a interpretarla in questo modo. Ognuno di noi è, più o meno, un uovo. Ognuno di noi è un’unica, insostituibile anima rinchiusa in una fragile conchiglia. Questo è vero per me ed è vero anche per voi. E ognuno di noi, chi più chi meno, si trova ad avere a che fare con un alto e solido muro. Questa parete ha un nome: 'il Sistema'. In teoria il Sistema ci dovrebbe proteggere, ma talvolta se la prende con una vita, inizia ad ucciderci e fa in modo di farci uccidere altre persone, freddamente, efficacemente e sistematicamente.
Ho solo una ragione per scrivere i miei romanzi ed è perché voglio riportare in superficie la dignità di una singola anima e far brillare una luce su di lei. Lo scopo di una storia è quella di far suonare un allarme, di mantenere una luce attenta sul Sistema per impedirgli di aggrovigliare le nostre anime alla sua rete e farle degradare. Credo sinceramente che il lavoro dello scrittore che scrive storie – storie di vita e di morte, storie d’amore, storie che facciano piangere la gente e tremare di paura e schiattare dalle risate – sia quello di continuare a cercare di far chiarezza sull’unicità di ogni singola anima. Questa è la ragione del perché continuiamo, giorno dopo giorno, a confezionare finzioni in tutta serietà.
Mio padre è morto lo scorso anno all’età di 90 anni. Era un professore in pensione e un monaco buddista a tempo perso. Quando andava all’università è stato arruolato nell’esercito e mandato a lottare in Cina. Come ogni bambino nato dopo la guerra, lo vedevo ogni mattina prima della colazione offrire lunghe e profondamente sentite preghiere di fronte all’altare buddista di casa nostra. Una volta gli chiesi perché lo faceva e mi rispose che stava pregando per la gente che era morta nel campo di battaglia. Pregava per tutta la gente che era morta, mi disse, sia gli alleati che i nemici. Fissando la sua schiena che si inginocchiava di fronte all’altare, mi era sembrato sentire l’ombra della morte che rimaneva sospesa nell’aria tutto intorno a lui.
Mio padre morì e si portò via i suoi ricordi, ricordi che non potrò mai venire a sapere. Ma la presenza della morte che si appostava attorno a lui rimane nella mia propria memoria. E’ una delle poche cose che continuo a portarmi di lui, ed è una delle più importanti.
Oggi spero di trasmettervi solo un concetto. Siamo tutti umani, individui che trascendono dalla nazionalità, dalla razza e dalla religione, fragili uova che devono affrontare una solida parete chiamata il Sistema. A quanto pare, non abbiamo nessuna speranza di vincere. Il muro è troppo alto, troppo forte e troppo freddo. Se abbiamo anche solo una speranza di vittoria, deve venire per forza dal fatto di credere nella completa unicità e insostituibilità della nostra stessa anima e di quella degli altri, così come è necessario che la speranza debba venire dal calore che otteniamo dall’unione delle nostre anime messe insieme.
Prendetevi un attimo per pensarci. Ognuno di noi possiede un’anima tangibile e viva. Il Sistema invece non ce l’ha. Non possiamo permettere al Sistema di sfruttarci. Non possiamo permettere al Sistema di prendersela con una vita. Il Sistema non ci ha creato: siamo stati noi a crearlo. Questo è tutto quello che devo dirvi.
(Tratto da http://www.noaweb.it/index.php/2009/03/09/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx-8/)
(Le foto sono trovati sul internet)
Info sul Haruki Murakami
http://www.harukimurakami.it/
alle
13:22
08 novembre, 2009
II. Un altro lato del Mondo
Quando la vostra routine vi riempie la giornata, avete mai tempo per pensare davvero a quello che sta succedendo dall'altra parte del mondo?
In Pakistan
Quando pensiamo al Pakistan come un paese molto conservativo, non pensiamo di certo ad Ali Saleem, un travestito che conduce un talk show famosissimo. Con questo programma, Ali ha intervistato tanti tra i politici più importanti del paese.
http://www.nytimes.com/2007/01/03/world/asia/03karachi.html
In Londra
Se in una angolo qualsiasi della tua città, un giorno, improvvisamente, ci sono dei fiori, allora forse è significa che il gruppo di Guerrilla Gardening è passato di li. Il gruppo è aperto a tutti, si tratta di appassionati del verde che hanno deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, quelli che loro chiamano ‘attacchi’ verdi. Guerrilla Gardening si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l'incuria delle aree verdi.
(italiano)
Negli Stati Uniti
Siete stanchi dei soliti programmi televisivi? Il sito Fora TV ha raccolto video inediti, e li trasmette gratuitamente al mondo. Penso che l’era della televisione sia destinata al tramonto.
In Pakistan
Quando pensiamo al Pakistan come un paese molto conservativo, non pensiamo di certo ad Ali Saleem, un travestito che conduce un talk show famosissimo. Con questo programma, Ali ha intervistato tanti tra i politici più importanti del paese.
http://www.nytimes.com/2007/01/03/world/asia/03karachi.html
In Londra
Se in una angolo qualsiasi della tua città, un giorno, improvvisamente, ci sono dei fiori, allora forse è significa che il gruppo di Guerrilla Gardening è passato di li. Il gruppo è aperto a tutti, si tratta di appassionati del verde che hanno deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, quelli che loro chiamano ‘attacchi’ verdi. Guerrilla Gardening si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l'incuria delle aree verdi.
(italiano)
Negli Stati Uniti
Siete stanchi dei soliti programmi televisivi? Il sito Fora TV ha raccolto video inediti, e li trasmette gratuitamente al mondo. Penso che l’era della televisione sia destinata al tramonto.
alle
23:28
25 ottobre, 2009
Dall'altra parte del mondo
Quando la vostra routine vi riempie la giornata, avete mai tempo per pensare davvero a quello che sta succedendo dall'altra parte del mondo?
In Ukraina
Il campione del programma televisivo ‘Ukraine’s got talent 2009’è Kseniya Simonovo, una giovane artista.
Negli Stati Uniti
La tecnologia porta saggezza. Adesso, non dobbiamo più essere fisicamente tra le mura universitarie ma possiamo studiare da casa. Il sito ‘Academic Earth’ ha raccolto molti video di lezioni da diverse prestigiose Università. Io ed il MIT (Massachusetts Institute of Technology) siamo ad un solo click di distanza.
In Olanda
Project21, in collaborazione con due designer giapponesi Yuri Suzuki e Masa Kimura sta costruendo ‘la macchina per la colazione’. Come quella di Pee Wee, ma questa vola potrebbe funzionare davvero!
(il video è in Olandese, però si vede la macchina)
Il video qui sotto è per tutti quelli che non hanno visto o non conoscono Pee Wee! Dopo averlo visto ne vorrete sicuramente una anche voi.
In Ukraina
Il campione del programma televisivo ‘Ukraine’s got talent 2009’è Kseniya Simonovo, una giovane artista.
Negli Stati Uniti
La tecnologia porta saggezza. Adesso, non dobbiamo più essere fisicamente tra le mura universitarie ma possiamo studiare da casa. Il sito ‘Academic Earth’ ha raccolto molti video di lezioni da diverse prestigiose Università. Io ed il MIT (Massachusetts Institute of Technology) siamo ad un solo click di distanza.
Watch it on Academic Earth
In Olanda
Project21, in collaborazione con due designer giapponesi Yuri Suzuki e Masa Kimura sta costruendo ‘la macchina per la colazione’. Come quella di Pee Wee, ma questa vola potrebbe funzionare davvero!
(il video è in Olandese, però si vede la macchina)
Il video qui sotto è per tutti quelli che non hanno visto o non conoscono Pee Wee! Dopo averlo visto ne vorrete sicuramente una anche voi.
alle
00:21
09 settembre, 2009
Una casa Ideale
(foto da New York Times)La settimana scorsa, il postino ha distribuito il catalogo dell’IKEA a tutte le famiglie di Suzzara. Il catalogo è pieno di bellissime foto e diverse combinazioni di mobili. Ormai è diventata una rivista di gossip che fa discutere le famiglie durante il pasto. Poi ho fatto una scoperta interessante: leggere il catalogo Ikea non è più un’attività destinata esclusivamente alla donna. Anche gli uomini non leggono più i quotidiani dopo il pasto, ma il catalogo IKEA. Come il fratello di Corrado, Daniele, che non è mai stato al megastore IKEA e dopo aver guardato tutto il catalogo ha detto: ‘La prossima volta che andate all’IKEA, fatemelo sapere, perché ho bisogno di qualcosa.’
Eccolo qua. Il potere della strategia IKEA. Creare il desiderio dello shopping e farci venire voglia di cambiare lo stile della casa. Ha creato anche una speranza: ‘chiunque può avere la casa ideale’. È questa speranza che produce milioni di ammiratori dello stile IKEA.
Durante la ristrutturazione della casa di via Zonta, ho letto quasi tutte le riviste, libri, articoli e siti web dedicati. Ho fatto tante ricerche con una sola speranza: creare una casa ideale. Dopo aver visto su internet la foto numero 2068, mi sono chiesta: ‘ma cos’è la casa ideale?’
Il Signor Dan Philips Texano, sessantasette anni, ha un’idea precisa: la casa ideale è fatta con materiale recupero per le famiglie meno facoltose. Nel 1997, Dan ha ipotecato la sua casa per aprire un’azienda di costruzioni per dare una casa a chi non se la poteva permettere. L’80% del materiale impiegato proviene dagli scarti di altri cantieri edili. Fino ad adesso, il signor Dan Philips ha già costituto 14 case. Per utilizzare queste macerie e dar loro nuova vita serve un grande spirito creativo. Dan crede che la ripetizione crei uno schema, per esempio tante vecchie tavelle di acciaio riunite assieme fanno un tetto, centinaia di tappi di sughero formano il pavimento mentre i fondi delle bottiglie sono la porta. Queste tante piccole idee provengono da un principio: una casa piacevole e a basso costo è possibile.
Nel 2004, il Signor Philips ha cominciato a lavorare con il comune. Insieme hanno aperto un magazzino per tenere il materiale da costruzione e di riciclo. Un incentivo economico spinge la popolazione e l’industria a donare materiali di ogni tipo anziché portarli in discarica. Le aziende possono risparmiare sulle tasse e sulle spese di trasporto, nel frattempo, Dan e gli altri dell’organizzazione di beneficenza possono riutilizzare il materiale per costruire le case per le famiglie meno abbienti, è una forma simbiosi in cui tutti vincono.

Il Signor Philips e la sua azienda (foto da New York Times)
(foto da New York Times)

Il pavimento fatto con tappi e cemento (foto da New York Times)
(foto da New York Times)

Il solaio fatto con cornici (foto da New York Times)
Bibliografia
Reading Reference
。2 Settembre 2009: New York Times, One Man’s Trash
。Phoenix Commotion, Azienda di Dan Philips
alle
15:39
04 settembre, 2009
La sindrome dello spopolamento degli alveari
Nel 2006 NEGLI Stati Uniti, tante api sono scomparse dagli alveari, nel 2007 in Gran Bretagna, il numero delle api si è ridotto del 33%. Tante api abbandonano gli alveari lasciando le larve e la regina. I corpi delle api non riescono però a trovare. La sindrome dello spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder CCD) è stata elaborata per prima negli Stati Uniti. La causa di questa sindrome non è ancora ben chiara. Alcuni dicono che la causa sia dovuta ai pesticidi, tanto che Francia ed in Italia, è vietato l’impiego dei alcuni pesticidi della Bayer, l’azienda tedesca più grande del mondo per la produzione di pesticidi. Qualcuno dice che la causa sia legata a patogeni mentre altri sostengono che le radiazioni dei telefoni cellulari facciano perdere le api.
La causa non è però ancora stata accertata ma le api continuano a morire. Numerose coltivazioni sono collegate alla sorte delle api. Queste sono le responsabili dell’impollinazione di meli, peri, fragole e tante altre piante. Continuando di questo passo si avrà un effetto negativo sul prezzo di questi alimenti. Gli esperti hanno cominciato diverse ricerche e finalmente in Agosto, un gruppo di entomologi coordinati dal Prof. Steve Sheppard dell’Università di Washington ha ottenuto un nuovo risultato che permette di restringe il campo delle possibili cause della sindrome dello spopolamento degli alveari.
Testo originale: Research News, Washington State of University
Data di pubblicazione: 29 Luglio 2009
"Una delle prime cose che abbiamo notato è stata la quantità di pesticidi presente negli alveari vecchi" ha detto Sheppard.
Studiando alveari colpiti da CCD forniti dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, il suo gruppo ha scoperto concentrazioni "piuttosto elevate di residui di antiparassitari." Esperimenti successivi hanno dimostrato che le api allevate in questi alveari "ha subito una riduzione significativa della loro longevità", ha detto Sheppard.
I ricercatori hanno notato che i tipi di tracce di sostanze chimiche trovate negli alveari esaminati derivano da sostanze insetticide, erbicide, fungicide e acaricide.
“Un metodo semplice per affrontare la contaminazione chimica per gli apicoltori potrebbe essere quello di operare un più rapido turnover degli alveari”, Sheppard ha detto. In Europa, ad esempio, in media gli apicoltori cambiano gli alveari ogni tre anni.
"Negli Stati Uniti, non abbiamo incentivato questa pratica e non c'è alcun accordo su quanto spesso gli apicoltori debbano cambiare gli alveari", ha detto. "Ora sappiamo che tale pratica deve essere svolta più spesso”.
Un altro aspetto del lavoro di Sheppard - condotto dal suo studente Matthew Smart - si concentra sugli effetti di un agente patogeno, il microsporidian noto come Ceranae Nosema, che agisce sulla capacità delle api di poter processare il cibo. Molti apicoltori hanno ritenuto questo patogeno il vero colpevole della CCD.
"Ceranae Nosema è stata isolata solo di recente (nel 2007) negli Stati Uniti" ha detto Sheppard. "Ma mentre nessuno ha Fino a quel momento si è però potuta diffondere in tutto il Paese."
Precedenti ricerche di Sheppard hanno evidenziato come tale agente patogeno sia un problema difficile da contrastare. Su 24 alveari controllati all'inizio del 2008, il patogeno ha evidenziato un aumento in concentrazione rispetto alle api campione. L’apicoltore Eric Olson di Yakima, Washington ha detto che i suoi alveari trattati con un mega-dose di un antibiotico chiamato Fumagillina, ha dato risultati sorprendenti
"In teoria, l’effetto di questo antibiotico avrebbe dovuto far scomparire o almeno diminuire la Nosema", ha detto Olson. "Invece, il livello è salito".
Bibliografia
- 2 Settembre 2009: New York Times, Saving Bees: what we know now
- 24 Agosto 2009: Time Magazione, New Clues in the Mass Death of Bees
- 10 Dicembre 2008: The Oxford Times, Disappearing Honey Bees
- 27 Marzo 2007: National Accademics, Colony Collapse Disorder and Pollinator Decline, by Professor Berenbaum, Professor and Head, Department of Entomology, University of Illinois Urbana-Champaign
alle
14:53
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