23 agosto, 2009

Musica dalle macerie

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Se pensi che stiamo ricostruendo una casa semplicemente per aprire un ristorante ed un bed & breakfast, o per sistemare la casa stessa o magari per trovarci il lavoro della vita; allora, hai visto solo il risultato.

Aprire un ristorante è un aspetto secondario; quello principale è creare uno spazio interattivo tra gastronomia, arte, letteratura e cultura – uno spazio che si trasforma con la comunità. Oggi, la Nico ha mosso il primo passo verso la realizzazione di questa idea. Ha chiamato un gruppo di giovani: le sue 3 figlie, Pietro il fratello quindicenne di Corrado e il suo amico Gianluca per fare un piccolo concerto tra le macerie.

Siamo andati dove prima c’era il soggiorno, ovviamente pieno di libri. Ora è pieno di polvere, cemento ed armature di sostegno. Abbiamo messo soltanto 3 sedie, i ragazzi prendono posto cominciano a suonare. In questo ambiente ci sarà sia la sala di pranzo per i clienti che la biblioteca e la sala da musica.

Musica allegra si diffonde dolcemente dalle macerie.











21 agosto, 2009

Suzzara (Amy)

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Non ho mai pensato che un giorno mi sarei fermata in un paese 18 volte più piccolo e meno densamente popolato di Hong Kong. Suzzara, un nome con i toni Z e R. I due toni forse più difficili da pronunciare per gli asiatici. E’ un nome che non riuseremo mai a ricordare se non dopo averlo ripetuto 50 volte.


L’immagine più profonda che ho di Suzzara è olfattiva. Suzzara è sempre piena di diversi profumi. All’inizio di Giugno, in tutta la val Padana si sente profumo di Letame. Sembra che anche il mio corpo sia diventato letame. Quando passeggio per la campagna in bicicletta, vedo il marrone ed il verde sui terreni coltivati, i contadini stanno spargendo letame. Poi, improvvisamente un giorno di fine agosto, il profumo di letame sparisce e viene sostituito da quello di fieno.

Al sabato mattina sono abituata ad andare in piazza Garibaldi a fare colazione e un po’ di spesa. Il mio naso segue il profumo del caffè e della torta, arrivo quindi al 3L Gran Caffè in via Montecchi. Ordino sempre un cappuccino ed una fetta di torta elvezia. Qua c’è il caffè più buono della città e l’elvezia è fatta in casa, ripiena di tanto zabaglione, bello giallo, con un buon profumo di tuorlo e marsala.

Mi piace tanto andare dal Gran Caffè alla Boutique del Latte in bicicletta. Il profumo di formaggi esce lentamente dalla porta mezza chiusa. Il profumo è complicato, è una miscela tra parmigiano reggiano, stilton e gorgonzola. Anche se non avrei bisogno di comprare niente, il profumo mi fa impazzire a tal punto che vorrei subito mangiare un pezzo di furmai.

Con il caldo torrido dell’estate, il corpo segue naturalmente la direzione del fresco. Un colpo di vento fresco della gelateria Fiore con il profumo di frutta fresca. Qui, c’è sempre pieno di gente in ogni momento, tutti con il gelato in mano che ha fatto Pino. Poi, mi piace passare da qui all’altra parte di piazza Garibaldi, dove abitano tanti indiani. Perche c’è sempre un buon profumo di Curry che si diffonde dalle loro case. Il profumo è una miscela di tante spezie orientali come i semi di finocchio, lo zenzero, il pepe ed i peperoncini. Ogni volta mi fa venire la voglia di entrare in casa loro per una festa di Curry.

C’è anche il mio spaccio preferito: la fattoria Rossi. Qui, posso comprare le carne di maiale, vacca, pollo, oca, cervo, coniglio e asino, le uova fresche e diversi tipi di dolci. La fattoria Rossi è appena fuori dalla città, si passa una rotonda e si arriva su una strada sterrata con tanto verde, poi si sente il profumo dell’azienda agricola. Quella di Rossi è l’unica azienda agricola famigliare con un macello certificato. Fortunatamente Rossi non è lontano da casa nostra, ci si può arrivare con la bicicletta in 5 minuti.

Questa immagine olfattiva di Suzzara è molto sofisticata. E’ un profumo complicato ci sono dentro tante cose ma non sento quella puzza per me tanto familiare di gas di scarico e di inquinamento da grande città.

la mia bicicletta

il mercato contadino ogni venerdì

Elvezia e caffe

3L Gran Caffe

20 agosto, 2009

Suzzara (Corrado)

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Viaggiare è sicuramente tra le cose più belle della vita. Non una vacanza, ma un viaggio.

Un viaggio che ti porta lontano, che dura a lungo e che ti immerge in una lunga parentesi di novità, entusiasmo, amicizie ed indipendenza. Viaggiare può diventare come una droga, ti sembra di non averne mai abbastanza e stai male se non riesci più a partire.

Ma qual è la parte più bella di un intero lungo viaggio?

E’ sicuramente il ritorno. Tornare a Casa.

Per me tornare a casa dopo un lungo viaggio ha sempre voluto dire tornare a Suzzara. Un piccolo paese sulle rive del fiume Po nella bassa Mantovana. Il clima d’inverno è rigido e piovoso, c’è sempre la nebbia e il cielo grigio. D’estate un caldo torrido e l’umidità svuotano le vie del paese di persone e le riempiono di zanzare. Cosa c’è quindi di così bello a Suzzara da regalarmi ogni volta l’emozione del rientro? Il mio tavolo da pranzo, la famiglia, gli amici. Già da sole queste cose potrebbero essere una risposta ma sarebbe troppo riduttivo fermarsi qua.

Anche se più di una volta mi è sembrato di fuggirne il più lontano possibile sono sempre riuscito a trovare nel mondo aspetti che mi ricordano la mia terra, Un tramonto sul fiume Po può valere tanto quanto uno delle isole Hawaii. Se le grandi capitali del mondo hanno un ambiente culturale e artistico di livello assoluto, Mantova, Parma e Verona hanno lo spirito da grande città ma e le dimensioni di una bicicletta; si ricordano sempre della loro storia e ti regalano la loro cultura e la loro musica. Le più esclusive gastronomie del centro di Manhattan mi ricordano quella piccola bottega di Suzzara che racchiude gli autentici sapori di tutti i formaggi del mondo. Grazie ad una fattoria che alleva gli animali come una volta, riesco a essere testimone di sapori che ancora sopravvivono.

Per anni ho vagato per i continenti cercando di scoprire il mondo ed ora che un po’ lo conosco riesco ad emozionarmi nel riscoprire i sapori, i gesti, le abitudini ed i luoghi che mi circondano.






14 agosto, 2009

Demolire e Costruire

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Demolire richiede poco tempo. In media 9 ore di lavoro ogni giorno, per 15 giorni, sono necessarie a demolire completamente l’interno di una casa di 350 metri quadrati su tre piani. Rimane solo il guscio.

Nelle ultime settimane, guardavo i muratori spaccare tutto in casa, poi portare una alla volta carriole piene di mattoni rotti al camion. Ogni volta che guardo questo, penso alla preparazione dell’anatra ripiena (se mai il muratore sapesse come si fa…). Prima di mettere il ripieno nell’anatra, devi togliere le ossia, ma allo stesso momento devi tenere integra la struttura esterna dell’anatra. Mentre togli le ossa, devi stare molto attento a non rompere la pelle, altrimenti, il ripieno esce dal buco.

È importante saper bene cosa voler fare prima della demolizione, altrimenti, non soltanto l’anatra perderebbe il suo ripieno, ma si rovinerebbe anche l’anatra in sé.


In 15 giorni di lavoro, la casa rimane solo il guscio.




Dopo la demolizione


Dopo la construzione









03 agosto, 2009

Il Solaio con le tavelle

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Dopo averne tanto sentito parlare, finalmente il solaio con le tavelle è comparso. Le tavelle del solaio originale sono state rimosse una ad una due mesi fa.

Veramente una ad una. Forse perché sono abituata a veder nascere e morire velocemente tanti palazzi alti, ma non ho mai pensato che qualcuno possa estrarre da un vecchio solaio tutte le tavelle una per una, scrostarle e lavarle una per una per poi riutilizzarle rimettendole al suo posto una alla volta.

Forse sono abituata a vedere le cose fatte in fretta, a vedere buttare via le cose senza pensarci, ma non ho mai creduto che le vecchie cose si potessero riutilizzare. Quando ho sentito il padre di Corrado dire che sarebbe stato necessario pulire ogni mattone pensavo che stesse scherzando.





In questi due mesi, continuo a vedere Corrado e suo padre che stanno ripulendo le pietre e restaurando il vecchio portone d’ingresso. Li ho visti lavorare nelle giornate calde, sudare, ascoltare la radio mentre continuavano a cartavetrare il legno del portone e a pulire le pietre. Ogni tanto chiacchierano, scherzano o scambiano qualche battuta con il vicino di casa. Sembra un lavoro faticoso che loro sono riusciti a farsi piacere. Alla fine hanno pulito tutte le pietre rendendole riutilizzabili.



Ieri, Corrado e i muratori hanno portato via le vecchie travi del solaio originale. I muratori hanno fissato con il cemento le travi di legno del nuovo solaio ed hanno iniziato a posizionare le pietre da poco ripulite.

Dopo averne tanto sentito parlare, finalmente il solaio con le tavelle è finito.


15 giugno, 2009

Demolire

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Ci sono voluti 6 mesi ma finalmente la casa è stata svuotata. Ora, i lavori possono cominciare. I muratori hanno portato tante attrezzature pesanti, demoliscono tutto il giorno, tutti i giorni. Il rumore del martello pneumatico riempie il cielo, poi il tonfo dei mattoni che collassano al suolo. Ogni volta che sento cadere un mattone, lo sento cadere sul mio cuore che diventa sempre più pesante.


la casa


il giardino


via Zonta 19


l’ingresso della casa


soggiorno della casa, dopo la guerra








il bagno


Attrezzature


Demolire


Aspetta


Fessura

29 maggio, 2009

l’ultimo giorno di lavoro

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Appeso sopra la mia scrivania c’è una mappa del Mondo, ogni volta che scrivo un articolo, chatto con gli amici lontani o scrivo il mio diario, inconsciamente guardo la mappa. Immagino il sole e la spiaggia in Brasile, immagino come sarebbe bello dormire con gli eschimesi, immagino come farei a camminare fino alla città di Machu Pichu, mi vedo mangiare ramen per le strade di Tokyo, o mentre vado avanti e indietro su un Tuk-tuk a Bangkok. Qualche volta ho una strana idea: il prossimo mese andrò in Romania e vagherò per il paese.

Non ricordo bene quando cominciò, in quale anno, quale mese ma quando guardo la mappa del Mondo, non sento più la stessa cosa. Provo un sentimento come se fossi davanti al dipinto de ‘La Gioconda’, darei due occhiate, con una grande ammirazione, magari farei anche 2 foto, poi continuerei ad andare avanti per apprezzare altri dipinti. Cioè, adesso, non importa dove vado, anzi ogni posto vale l’altro.

Ciò che importa davvero è con chi vivere insieme, lavorare insieme. Anche se potessi vivere nel posto più bello del Mondo, ma in compagnia di soli promotori finanziari di qualche compagnia assicurativa; gente che mi romperebbe le palle tutti i giorni per convincermi a comprare le loro polizze… allora, che senso avrebbe?

Oggi è l’ultimo giorno di lavoro, mi sono licenziata di nuovo. Dico arrivederci a un bel gruppo di colleghi, grazie a loro, l’Italia è più bella.
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