16 novembre, 2009

Sarto。Identità

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Capisco ogni giorno di più che quello di muratore è un lavoro molto filosofico. Se per un momento togliamo lo sguardo dai muscoli dei muratori e dalla pesantezza del loro lavoro, ciò che resta è davvero delicato e filosofico. Negli ultimi mesi, i muratori hanno demolito tutti i muri vecchi che hanno potuto. E’ rimasto solo un guscio. Poi, hanno fatto i muri nuovi, ed ora, stanno tagliando i muri nuovi.

Già! Demolire poi costruire, e demolire ancora. E’ come fare un vestito, i muratori hanno fatto la stoffa e poi tocca ai sarti. Idraulico ed elettricista sono arrivati con il metro in mano, hanno misurato i muri e con lo spray hanno fatto dei segni sui muri dove verranno fatti i tagli. I segni hanno riempito la casa. E poi, i muratori hanno tagliato i muri esattamente in corrispondenza dei segni.

Ecco, il lavoro di muratore non è rigido come sembra, è delicato e necessario per creare uno spazio organico per gli esseri umani.

Ma che tipo di spazio dobbiamo creare nella casa? Come per i vestiti, ognuno ha il suo gusto. In questo mese, abbiamo sentito tanti consigli e fatto discorsi seri per rispondere a questa domanda. Dopo ogni proposta o nuova idea ci sentivamo sempre più vicini al traguardo. Per quanto riguarda la domanda: ‘che tipo di spazio dobbiamo creare?’, non importa quale tipo di design seguire, lo spazio che abbiamo è piccolo ed i mobili che potremo usare per riempirlo saranno più funzionali che di puro arredamento.

Negli ultimi 15 anni, ho mangiato fuori casa in media almeno 10 volte a settimana, quando poi ero in trasferta mangiavo fuori tutti i giorni. Ho provato di tutto: dal ristorante 3 stelle Michelin alla cucina di strada. Adesso che devo aprire un ristorante mi sono fatta tante volte una domanda: 「che tipo di ristorante voglio fare?」.

「Facciamo i muri bianchi」o 「facciamo i pavimenti di legno」tutti questi discorsi infiniti non rispondono alla domanda. Perché ci sono migliaia e migliaia di tipi diversi di design e ognuno di questi incontrerà i favori di qualcuno e non piacerà ad altri.

Ma da quando, un anno fa, abbiamo deciso di aprire un ristorante continuo a farmi la stessa domanda: 「di tutti i posti dove ho mangiato negli ultimi 15 anni, quale mi ricordo di più?」I ristoranti dove voglio tornare non sono quelli che hanno il Design più bello ma quelli dove ho mangiato bene e ho fatto una chiacchierata interessante con i gestori; quelli insomma dove ho passato una piacevole serata in compagnia.

La memoria di un locale, il suo ambiente e i suoi spazi sono creati dalla gente e dal cibo. L’identità del ristorante nasce dai nostri caratteri e dai nostri piatti. Ma… e il design? Beh, qualsiasi design tu possa mai avere, comunque non si può mangiare.



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10 novembre, 2009

Taglia un bel pezzo di porco al barbecue!

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A casa mia, quando le mamme sgridano i figli dicono sempre, 'sarebbe stato meglio aver partorito di un bel pezzo di porco al barbecue invece che te! Almeno adesso potrei mangiarlo invece di essere infastidita!' Non so quante volte ho sentito questa frase ed ogni volta, mi sento più vicina a questo piatto della tradizione del mio paese – Barbecue porco.

Mi ricordo quando lavoravo a Wanchai, adoravo andare di tanto in tanto in un negozio chiamato‘Zai Hing. Ci andavo per comprare il loro barbecue di maiale. Si tratta di una carne al 30% di grassi e 70% di magro, leggermente bruciacchiato. Ad ogni morso ripensavo alle parole di mia madre e non potevo far altro che esserne sempre più d’accordo. È davvero un maiale al barbecue buonissimo. Forse è proprio vero; meglio il maiale che avere una figlia come me.

Siccome mi piace tantissimo mangiare il maiale al barbecue, vado sempre in giro alla ricerca di quello più buono del mondo. Ad un certo punto ho scoperto che i maiali al barbecue di tanti negozi non sono buoni come quelli di una volta, sono duri come il legno. Il problema è che la gente di Hong Kong non mangia più grassi, quindi i contadini tendono ad allevare i maiali con il minimo tenore di grasso possibile. Il gusto del maiale al barbecueècambiato.

Ci sono negozi che cercano di ridurre i costi usando coloranti per dare il rosso alla carne. Il colore rosso marrone tipico del maiale al barbecue è dato da una marinatura fatta per ore ed ore con lievito rosso di riso e salsa di soia.

È già difficile trovare un buon maiale al barbecue a Hong Kong; in Italia, non esiste. Ma cosa posso fare se lo voglio mangiare? Devo lavorare, me lo devo fare da sola; non c’è scelta. Per fare il maiale al barbecue ci vuole la spalla, morbida e grassa ma questa volta, ho visto un bel pezzo di capocollo con una bella marezzatura. Per fare il maiale al barbecue serve un pezzo di carne intero senza tagliarlo a fette.

Prendete un Kg di capocollo e tagliatelo a metà. Per fare il maiale al barbecue a casa, immergete la carne in acqua bollente fino a cuocerla per circa il 70%. Poi marinate. Durante la cottura in acqua, la carne perde una grande quantità di olio. Grazie a questo, quando la carne verrà successivamente grigliata sul fuoco resterà morbida e non diventerà dura.


(ho usato salsa di soia biologica di Taiwan.)

Dopo è cotto, tagliate in fette e servite. Mangiamo il maiale al barbecue con riso bianco. È squisito!

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08 novembre, 2009

II. Un altro lato del Mondo

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Quando la vostra routine vi riempie la giornata, avete mai tempo per pensare davvero a quello che sta succedendo dall'altra parte del mondo?

In Pakistan
Quando pensiamo al Pakistan come un paese molto conservativo, non pensiamo di certo ad Ali Saleem, un travestito che conduce un talk show famosissimo. Con questo programma, Ali ha intervistato tanti tra i politici più importanti del paese.
http://www.nytimes.com/2007/01/03/world/asia/03karachi.html



In Londra
Se in una angolo qualsiasi della tua città, un giorno, improvvisamente, ci sono dei fiori, allora forse è significa che il gruppo di Guerrilla Gardening è passato di li. Il gruppo è aperto a tutti, si tratta di appassionati del verde che hanno deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, quelli che loro chiamano ‘attacchi’ verdi. Guerrilla Gardening si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l'incuria delle aree verdi.
(italiano)

Negli Stati Uniti
Siete stanchi dei soliti programmi televisivi? Il sito Fora TV ha raccolto video inediti, e li trasmette gratuitamente al mondo. Penso che l’era della televisione sia destinata al tramonto.

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01 novembre, 2009

San Benedetto Po 。Sagra dal Nedar

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A volte, le foto parlano meglio delle parole.

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25 ottobre, 2009

Dall'altra parte del mondo

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Quando la vostra routine vi riempie la giornata, avete mai tempo per pensare davvero a quello che sta succedendo dall'altra parte del mondo?

In Ukraina
Il campione del programma televisivo ‘Ukraine’s got talent 2009’è Kseniya Simonovo, una giovane artista.


Negli Stati Uniti
La tecnologia porta saggezza. Adesso, non dobbiamo più essere fisicamente tra le mura universitarie ma possiamo studiare da casa. Il sito ‘Academic Earth’ ha raccolto molti video di lezioni da diverse prestigiose Università. Io ed il MIT (Massachusetts Institute of Technology) siamo ad un solo click di distanza.

Watch it on Academic Earth


In Olanda
Project21, in collaborazione con due designer giapponesi Yuri Suzuki e Masa Kimura sta costruendo ‘la macchina per la colazione’. Come quella di Pee Wee, ma questa vola potrebbe funzionare davvero!

(il video è in Olandese, però si vede la macchina)

Il video qui sotto è per tutti quelli che non hanno visto o non conoscono Pee Wee! Dopo averlo visto ne vorrete sicuramente una anche voi.

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21 ottobre, 2009

Nascondiglio di Bacco

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In Ottobre, l’area vitivinicola tra la valle Tronto e Tesino, in prossimità di Ascoli Piceno, le colline sono come le onde, sono tutte color marrone, il colore dei mattoni. Mi piace andare per vigne in questa stagione perche è appena passata la vendemmia. Tutta la zona sta producendo vino ed in ogni angolo si sente profumo di vino; è bello anche fare passeggiate, posso cogliere (furtivamente) e mangiare l’uva avanzata nel vigneto.

Sono andata ad Ascoli Piceno questa volta per ritrovare i miei amici. Due compagni di classe del Master. Dwight, un americano e Raffaele di Ascoli Piceno, hanno preso un agriturismo dopo la laurea, ed ora hanno cominciato a produrre vino ed olio d’oliva biologico. Dwight ha lasciato il suo lavoro da chirurgo e la sua vita cosmopolita; è venuto in Italia a studiare per un master di gastronomia. Non gli ho mai chiesto cosa lo abbia spinto cambiare vita in questo modo ma a vederlo sembra davvero che non ci sia bisogno di chiedere nulla. Quando l’ho visto con il cappello di paglia in testa, dire con tanta felicità, ‘adesso, sui miei biglietti da vista, il mio titolo è Contadino.’Ho subito pensato che stia facendo la cosa che più gli piace.

L’agriturismo Nascondiglio di Bacco, come dice il nome stesso, è veramente un posto nascosto. Il posto perfetto dove il Dio del vino Bacco può sottrarsi ai suoi doveri e trascorrere con Dwight, Raffa e i loro ospiti momenti di collettiva euforia regalando loro il suo spirito alcolico più sincero. Qua, al mattino i vigneti e gli uliveti riempiono il cielo. Alla sera ci sono solo stelle e silenzio. La leggenda dice che i Sabini, un antico popolo degli Appennini centrali, seguendo un picchio, sacro al dio della guerra Marte, arrivarono in questa splendida vallata nascosta. Forse a causa di questa leggenda, forse grazie al magnifico panorama, forse per il silenzio speciale o forse per un insieme di tutte e tre le cose, qui si respira davvero un’atmosfera di mistero.

Dopo aver sbagliato qualche volta strada, siamo arrivati all’agriturismo alle 7 di sera ma era così buio che non si vedeva ad un palmo dal naso. Da lontano una palla di pelo nero viene verso di noi, è Bacco! Il golden retriver nero di Dwight. Ero davvero curiosa di vedere come fosse l’agriturismo gestito dai due big boys. Il giallo chiaro dei muri nel soggiorno si sposa bene con lo scuro del legno dei mobili, all’ingresso, c’è un pendolo di sabbia, poi un divano grigio. Ci sono tante piccole decorazioni religiose, portate da Dwight dall’America. Lo stile delle stanze è semplice ed elegante. Nella mia, c’è un terrazzo più grande della stanza stessa. Ma la sorpresa più grande è che l’agriturismo gestito dai 2 ragazzi, è in puro stile del sud della Francia.

Questa sera ho dormito molto bene. Appena sveglia, sono andata sul terrazzo, guardando quella scena panoramica della val di Tronto, la canzone Breathe di Pink Floyd è nella mia mente.

Respira, respira nell'aria
Non aver paura di preoccuparti
Parti, ma non lasciarmi
Guarda intorno, scegli il tuo terreno
Per quanto vivi e in alto voli
E i sorrisi che donerai e le lacrime che verserai
E tutto ciò che tocchi e tutto ciò che vedi
È tutto ciò che la tua vita mai sarà

Corri, coniglio corri
Scava quella buca, dimentica il sole
E quando alla fine il lavoro è fatto
Non sederti, è il momento di scavarne un'altra.
Per quanto vivi e in alto voli
Ma solo se cavalchi la marea
E in equilibrio sull'onda più grande
Corri verso una tomba precoce


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17 ottobre, 2009

Uova al vapore

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A casa mia in Hong Kong, le uova al vapore sono il piatto perfetto quando abbiamo bisogno di aggiungere qualche posto a tavola, quando, improvvisamente abbiamo qualche ospite in più. Basta un uovo in frigo e si può fare un piatto di uova al vapore per 2 persone. Dal momento in cui si rompono le uova al piatto finito passano soltanto 10 minuti; è un piatto gustoso, colorato e profumato. L’uovo al vapore sembra molto facile da fare, ma tanta gente lo fa come soufflé, o con tanti piccoli buchi.

L’uovo al vapore perfetto dovrebbe essere giallo chiaro come il crisantemo, liscio come il tofu Giapponese e con un leggero profumo di uova.

Al mercato contadino del venerdì vengono i contadini dei paesi vicini a vendere i loro prodotti. C’è un banco dove un contadino vende pollame e le uova. Ho comprato due dozzine di uova e speso solo 2 euro, 6 per fare le uova salate, 3 per la pasta fresca, una per l’uovo al vapore. Le uova fresche sono tutte diverse tra loro, i gusci sono così sottili che quando li rompi si sente un suono melodioso come quando si rompe lo strato di caramello sopra le creme brulée. I tuorli sono dorati, bellissimi.

Per fare un piatto di uovo al vapore liscio come il tufo fresco giapponese, il primo passo è sbattere le uova finché si formano delle bolle, questo processo è importante non soltanto per mescolare i tuorli e l’albume, anche (da noi, si dice) svegliare le uova. Dopo di che, aggiungete un po’ di olio e continuate a mescolare, l’olio rende liscio l’uovo. Poi, aggiungete acqua e sale. La quantità di acqua è molto importante. Ricordate di non buttare via il guscio dell’uovo, perche potete utilizzarlo come misura. Per ogni uovo ci vuole un guscio e mezzo di acqua. cuocete a vapore per 3 minuti ed è pronto.

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13 ottobre, 2009

Festa dell'uva a Bondeno

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Innovare non significa rompere con il passato. Ma integrarsi ad esso istituendo un valore di legame tra persone, luoghi, storie, oggetti ed avvenimenti che lo hanno definito.

。luogo: centro della frazione di Bondeno – Corte Matilde e p.zza IV Novembre
。periodo: fine Settembre ed inizio del Ottobre ogni anno.
。Eventi: Selezione dei tre volti femminili più belli dell'autunno, pigiatura dell’uva con i piedi, mostra dei mestieri medievale, produzione del Lambrusco, ecc.


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10 ottobre, 2009

La terrazza ed il capitano (Paolo)

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Il ‘capitano’ Bottazzi aveva detto:- Una settimana, al massimo dieci giorni se le consegne non saranno puntuali.

Per quasi un secolo la soffitta era rimasta al buio, per un altro secolo la mansarda resterà al buio, coperta dal nuovo tetto garantito da tutti.

Ma per i primi dieci giorni di ottobre 2009... sole, sole e luce per quelle pietre che non la videro mai e mai la rivedranno, per quei muri liberati dal peso di un cappello di pietre e travi, per quei pavimenti mai scopati o puliti, per quegli spazi che liberati da mille oggetti testimoni di chissà quali ricordi e avvenimenti si preparano ora ad accogliere una vita nuova.

C'è stata anche luna piena a garantire il massimo di luce notturna, a creare ombreggiature innaturali nei labirinti di muri grezzi, sbiaditi da polveri secolari.
Ma il ‘capitano’ ha detto che si poteva e la terrazza c'è e ci sarà; il tetto non tornerà a coprire tutta la casa. Una parte della soffitta avrà luce di sole, di luna e di stelle, avrà pioggia e neve, accoglierà foglie ingiallite portate da venti lontani. Avrà, spero, un nido di rondini che manca da troppi anni.


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04 ottobre, 2009

via Zonta 1970 (Paolo)

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Il tempo fa quello che deve; passa.
Sessanta anni, tremilacento settimane, settecentotrenta lune circa, alcune buone, altre meno.

Tra qualche giorno la casa di via Zonta avrà un tetto nuovo e non solo. 
Antichi sguardi vi indicheranno nuovi percorsi, voci amiche vi sussurreranno storie passate, poi vi diranno:- Adesso tocca a voi, andate avanti, noi abbiamo già dato, abbiamo già molto avuto. Non fermatevi ad ascoltare ritornelli di un tempo andato. I vostri occhi saranno i nostri occhi, le vostre parole, i vostri gesti saranno i nostri, cammineremo al vostro fianco tra queste mura amiche che avete curvato al vostro bisogno, staremo ad ascoltare il vostro ridere, i vostri sospiri, i vostri pensieri. Ci piacerà stare ancora davanti la grande porta a guardare chi entra, a salutare chi esce come antichi numi tutelari dallo sguardo benevolo. Non troveremo più gli spazi del nostro vivere, ma voi non ve ne abbiate cura. Andate avanti, anche per noi.-

Corinna, Gildo, Velia, Gilberto, Paolo, Nicoletta e Fufi. 

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30 settembre, 2009

Rondine

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è libero finalmente
nel tetto tra cemento
intrappolato per migliaia di notti
il sole accecante
l’aria sconosciuta
è libero finalmente
coricato sul tetto familiare
manca il coraggio per il decollo
è meglio libertà … o
meglio sotto il tetto?
coricato qua
vede lontano, remoto
ma dimenticato
sente i piedi toccare terra
è libero finalmente
è il momento di nuovo
imparare a camminare



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28 settembre, 2009

Sotto lo stesso tetto

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il sole dopo la pioggia sul tetto
sul pavimento cemento disordinato
chiodi numerosi
albicocche marce
foglie cadenti, pezzi di mattoni
si spargono sotto il tetto
il tempo dimenticato
è conservato nel angolo dei libri silenziosamente
domani si demolisce il tetto
si demolisce la memoria di 90 anni
creare uno spazio
per il futuro mettere radici


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26 settembre, 2009

Concorso di ‘Bellezza’

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(Graziella Sarto, la vincitrice del concorso)
Per partecipare a questo concorso di bellezza non serve una bella faccia né una bella presenza, non c’è limite d’età, o livello d’educazione. Non è richiesto a nessuno di ballare sul palco per avere tutti gli occhi del pubblico sulle tette o sul culo. Chiunque può partecipare.

Oggi, sono qui in Piazza Garibaldi a Suzzara, sono giudice di questo concorso.
Today, I am here in Piazza Garibaldi of Suzzara and I am one of the judges of this contest.

Fin da lontano si vedono tante persone accalcate di fronte alle 9 ragazze in concorso. Niente bikini e niente trucco, le ragazze si stanno rabboccando le maniche, ognuna ha una cannella in mano. La ragazza più anziana ha forse più di 60 anni.

Noi giudici siamo in 5 e abbiamo tra le mani il modulo di valutazione. L’organizzatore ci sta spiegando gli 8 criteri da valutare per assegnare il punteggio: aspetto, colore, profumo, abilità manuale, consistenza, tenuta della cottura, sapore e capacità di ritenzione del condimento. Già, non sono criteri di valutazione per giudicare le ragazze, ma le tagliatelle che fanno loro!



Le tagliatelle sono un piatto tradizionale di buona parte dell’Italia settentrionale, si dice che abbiano avuto origine a Bologna nel XV secolo quando il maestro di cucina Zefirano, ispirato dai lunghi e biondi capelli della figlia del duca di Ferrara, abbia tagliato per il matrimonio di questa la sfoglia delle lasagne in un nuovo modo e le abbia poi condite con il ragù. In seguito a questa felice intuizione, le tagliatelle al ragù divennero un piatto molto diffuso in tutta Bologna.

Il conduttore del concorso dà inizio alla prova, le ragazze mettono sul tagliere la farina e le uova fornite dell’organizzatore ed uguali per tutti. Mescolano gli ingredienti con naturalezza e l’impasto comincia a prendere forma. L’impasto è formato da 500 grammi di farina e 5 uova. Non è facile impastare e stendere uno sfoglio fino a renderlo sottile e trasparente come la carta di riso.

Non è facile neanche assegnare i voti. I primi 4 parametri: aspetto, colore, profumo ed abilità manuale, riguardano la produzione ed il prodotto crudo. Non importa che la sfoglia sia priva di buchi per essere ben valutata, è però importante che sia priva di puntini bianchi. Sintomi di una successiva aggiunta di farina nella fase di impastamento. Se l’impasto è troppo umido significa, infatti, che sono stata sbagliate le proporzioni e si rende quindi necessario una seconda aggiunta di farina che si manifesta con i caratteristici puntini bianchi. Se invece qualcuno aggiunge olio vuol dire che l’impasto è troppo duro. Così si vede la capacità manuale. Le tagliatelle tradizionali non devono essere né troppo larghe né troppo sottili: più o meno 7 millimetri.

Dopo aver valutato il crudo, dobbiamo provare il cotto. Siamo andati in una cucina da campo allestita per l’occasione di fianco alla chiesa ed abbiamo dato inizio alla fase più dura: assaggiare tutti e 9 i piatti di tagliatelle. Il condimento ideale per le tagliatelle è sicuramente il ragù, è stato invitato un cuoco che ha preparato il ragù ed ha cotto i 9 piatti per la degustazione. Dobbiamo valutare 4 elementi: consistenza, tenuta alla cottura, sapore e capacità di assorbimento del condimento. Con lo stesso tempo di cottura si vede la differenza della tenuta tra le 9 tagliatelle. Tanto più a lungo la pasta resiste tanto maggiore è la qualità della stessa. Poi, è importante stabilire anche la capacità di assorbimento del condimento, perché non sarebbe buono avere tagliatelle e ragù separati.

Dopo 3 ore di concorso, abbiamo la vincitrice: la Signora Graziella Sarto, concorrente numero 7. Lei rappresenterà Suzzara per il prossimo concorso nazionale a Bologna! Evviva!














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24 settembre, 2009

Gordon Ramsay e zampe di pollo di ‘Baiyun’

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Ho appena visto il nuovo programma televisivo del famoso chef inglese Gordon Ramsay – The F Word. In una scena Ramsay porta 3 piatti cinesi per fare una ‘degustazione cieca’ad un suo cliente che dice di amare il cibo cinese takeaway.

Questo cliente inglese è il classico ciccione con i capelli rossi e gli occhi verdi. Quando ride sbatte le mani sul tavolo e sulla sedia. Ramsay copre gli occhi al cliente e poi gli fa assaggiare il primo piatto: si vede benissimo che si tratta di una zampa di pollo di Baiyun. Ramsay ha preso una zampa dal piatto con la mano e l’ha inserita nella bocca del cliente... il ciccione prende a urlare mentre mastica e dice ‘è un ratto?’Ramsay rispondeva alla sua domanda dicendo, ‘è una zampa di pollo!’(ma io urlavo davanti alla tv: non è una qualsiasi zampa di pollo, ma una zampa di pollo di ‘Baiyun’!) il ciccione ha vomitato subito (in un secchio preventivamente preparato vicino a lui), poi gli amici ciccioni al suo fianco hanno fatto una faccia schifata. Di seguito viene servita lingua d’anatra sobbollita e pesce al vapore.

Il ciccione ha visto il pesce al vapore e sembrava invogliato e smanioso di assaggiarlo. In quel momento, Ramsay urla, ‘i cinesi pensano che gli occhi siano la parte più buona dei pesci! Dai, mangiali anche te!’Con un sorriso cattivo Ramsay ha poi ha avvicinato il cucchiaio alla testa del pesce e con fare spietato ne ha estratto l’occhio; anche se la carne era buona, Ramsay voleva solo l’occhio e non di certo per prezzarne il gusto. Ovviamente la conclusione non poteva che essere una sola, ‘come possono cucinare qualcosa di così schifoso!’

Capisco che i ristoranti cinesi in Europa abbiano un livello di autenticità nella cucina piuttosto deludente; ma se i ristoranti cinesi fanno schifo non vuol dire che anche la cucina cinese sia schifosa, anzi se Ramsay avesse potuto vedere la faccia soddisfatta di Sig. Chris Patten, l’ultimo governatore Inglese di Hong Kong, mentre mangiava una zampa di pollo o una torta d’uovo in una Sala da Tè a Hong Kong, capirebbe che la cucina cinese non fa schifo. Comunque uno chef famoso non dovrebbe avere nessun tipo di pregiudizio. Anzi, se avesse il minimo interesse nel capire le altre gastronomie o culture del mondo, potrebbe spiegarle in modo serio e giusto e far assaggiare ai propri clienti piatti preparati in modo tradizionale in contrapposizione a quelli schifosi. Così facendo sarebbe molto più persuasivo, e non un semplice show che vuole solo far contento il pubblico proponendo sciocchezze e inesattezze.

A proposito della zampa di Baiyun, il nome ha origine dal piatto freddo cantonese zampa di maiale di Baiyun. Si tratta di un tipo di preparazione che prevede di cucinare le zampe in acqua fino a renderla morbida. Poi si lasciano le zampe in immersione in una soluzione di zucchero e aceto, le zampe diventeranno molli e con un gusto dolce e leggermente acido. Quando il prezzo del maiale salì, le casalinghe l’hanno sostituito con il pollo mantenendo però lo stesso metodo di cottura. Quindi anche le zampe di pollo si chiamano Baiyun. Per quanto riguarda ‘Baiyun’, si dice che il nome deriva dalla montagna Baiyun di Guangzhou. Nella ricetta originale, infatti, per fare le zampe di maiale di Baiyun, serviva l’acqua della montagna di Baiyun per sciacquare le zampe di maiale dopo averle cotte per qualche ora. L’acqua della montagna di Baiyun non soltanto dà la giusta consistenza alla carne, ma lava via anche il grasso delle zampe.

Adesso è difficile trovare qualcuno che usa ancora l’acqua della montagna di Baiyun per preparare questi piatti, anzi tanti aggiungono conservanti chimici, per cui la carne è dura e il sapore è strano. Non sono rimasta sorpresa di sentire il cliente dire, ‘è un ratto!’

Se Ramsay avesse potuto assaggiare il piatto originale della zampa di pollo di Baiyun, o se avesse saputo della preparazione tradizionale, forse sarebbe stato meno equivoco. Purtroppo, adesso è più difficile trovare l’acqua della montagna di Baiyun senza inquinamento che non convincere Ramsay.

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17 settembre, 2009

Il vigneto senza indirizzo

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A fine Luglio sulla lontana isola di Sicilia la temperatura è davvero torrida. Il sole furioso del pomeriggio cade sulla mia testa inesorabilmente, davanti a me la spiaggia tra Marsala e Trapani e le famose saline. Le colline di sale come nel deserto del Sahara. La luce del sole riflessa dal bianco del sale risplende nei miei occhi. Finalmente capisco perché il sole siciliano sia così famoso per la sua calura. Spacca i nervi e l’unica cosa a cui riesci a pensare è un bagno al mare. Purtroppo, il mare è un miraggio oltre i 2000 ettari di saline.
Se invece di andare in spiaggia, ho deciso di venire alle saline di Trapani e prendermi un insolazione, è solo per aspettare una persona.

‘Nino, potresti dirmi l’indirizzo preciso del tuo vigneto? Ho il navigatore che ci porta direttamente alla tua cantina!’
‘ehh... (dopo 10 secondi, finalmente...) il navigatore è inutile, perche non c’è indirizzo, è una strada sterrata. Forse è meglio che ci troviamo al bar vicino alle saline.’

Guardo in lontananza il vecchio mulino a vento che ancora lavora e produce i granelli di sale. Mentre il mondo sta andando velocemente verso l’alta tecnologia di produzione, in Sicilia, ci sono produttori che ritornano alla natura. Mentre tante aziende vitivinicole spendendo grandi capitali nell’attività di marketing per modificare i cervelli della gente: degustazioni, pubblicità e regali.
Mentre i padroni del marketing sono i leader del mercato, c’è sempre qualche pazzo scatenato come Nino, che non segue la tendenza e fa attenzione solo sulla salute dell’uva.

Non ha un bel vestito come tanti enologi, Nino, ma con i suoi pantaloni corti e i sandali cammina sicuro di se. La sua pelle abbronzata è il risultato del lavoro nei vigneti. Appena diventato trentenne, Nino sembra molto timido con i suoi occhiali da vista, se avesse la pelle chiara sembrerebbe uno studioso. A vederlo, non si direbbe che Nino sia enologo. Niente macchina di lusso, Nino guida una Fiat Punto rossa del 1993. Saliamo su, tiriamo giù il finestrino e subito, andiamo verso quel vigneto senza indirizzo.

Partiamo dalle saline e procediamo verso l’entroterra passando attraverso campi coltivati e una strada bianca. Dopo le colline, improvvisamente appare il vigneto verde coltivato a Zibibbo, Grillo e Catarratto; sono tre varietà siciliane autoctone delle zone di Marsala, Trapani e Pantelleria. Davanti ai suoi vigneti, il silenzioso Nino diventa un chiacchierone.

‘Assaggiate l’uva qua! Mangiate pure! Lo zibibbo è molto dolce in confronto alle altre uve. Qua, non utilizziamo pesticidi né fertilizzanti chimici, potete mangiare le uve senza preoccuparvi’. Il caldo torrido è solo un ricordo, Nino ci porta in giro nel suo vigneto con l’entusiasmo di un bambino. Lui ha scelto di non seguire i processi della vinificazione moderna e ha scelto di non assumere un enologo esterno. Forse perché anche suo padre faceva vino, e Nino ha così avuto modo di conoscere bene la materia fin da bambino.

Nino dice che una bottiglia di buon vino riesce a raccontare una storia. La storia della sua terra, del clima, della qualità dell’uva e della personalità del produttore. Perciò Nino ha deciso di produrre a modo suo. Abbandona lo standard moderno e usa la produzione biologica senza utilizzare pesticidi contro le malattie. La fermentazione usa lieviti naturali e la temperatura non è controllata. Ecco un vino che porta con sé il sapore autentico che quella terra e solo quella terra ha dentro di se. Con l’uva locale Zibibbo, invece di fare il famoso vino dolce, Nino produce un vino secco. Le uve dopo la vendemmia non vengono appassite, ma le pigiate per produrre subito vino. Il suo vino bianco Zibibbo ha un colore dorato con l‘inconfondibile profumo che ogni zibibbo sprigiona, non ha però quel gusto dolce tipico del passito. Ci sono dentro mandorle, giglio, amaro di cioccolato. Anche se fare vino come lo fa Nino e difficile sono tanti quelli che ci provano, ma solo in pochi riescono a farlo così buono. La cosa davvero difficile è riuscire a mantenere una buona qualità dell’uva anche senza l’utilizzo di agenti chimici e gestirla in modo da ottenere un prodotto non troppo torbido e privo di sapori ruvidi ed erbacei.

La qualità dell’uva decide per il 70% il destino del vino. Non si fa un buon vino senza una buona uva, sicuro!. Senza pesticidi per fare un buon vino, il produttore corre un alto rischio, serve una grande attenzione nelle pratiche agronomiche e la produzione è sempre limitata.

‘Guardate queste foglie di vite, piena di macchie, è malata. Ho coinvolto un entomologo con cui fare una ricerca su come curare questa malattia senza utilizzare pesticidi. Questa terra è stata abbandonata per tanto tempo, siamo stati noi a darle una nuova vita. Il vino vi racconterà la sua storia.’

Forse perché Nino è laureato in Scienze Politiche, o forse perché lui proviene da una famiglia di contadini, o forse perché è un testone. Fatto sta che lui ha deciso di tornare alla sua terra e lavorarla per quelle persone a cui piace il suo vino. Nino non ha intenzione di fare concorrenza a nessuno. Non gli interessa vendere più di altri né arrivare più lontano. Lui vorrebbe solo lavorare con persone che come lui condividono le sue idee, crearsi il suo piccolo spazio. Sulla strada di ritorno, Nino mi ripete: ‘Non perdere mai il tuo sogno.’

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14 settembre, 2009

Il festival dell’ascolto

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Fare un festival non significa solo mettere insieme i cittadini e fare schiamazzi e urla, avere musica dal vivo in ogni angolo o lanciare arance e pomodori. Un festival può divertire anche invitando alla compostezza e all’ascolto.

Dal 1996 ogni prima settimana di Settembre, Mantova (che si trova 20 km a nord di Suzzara) si riempie di viaggiatori da ogni parte del mondo, ma riesce a conservare la sua tranquillità di sempre. Non si vedono grandi pubblicità né mille bancarelle sparse per la città ma si avverte un’atmosfera tutta nuova in città.

è la forza del Festivaletteratura.

Quest’attitudine letteraria si è sviluppata a Mantova in un lungo periodo. Dal medioevo al rinascimento, Mantova è sempre stata un luogo importante per la letteratura ed è stata spesso scena di tanti capolavori. Per esempio, di Shakespeare. Romeo Dopo aver ucciso Tebaldo Capuleti fu mandato in esilio a Mantova, quando poi tornò a Verona, Giulietta si era già suicidata. Dante, nel suo capolavoro più famoso è guidato attraverso i gironi dell’inferno nel purgatorio dal poeta Mantovano Virgilio. Andrea Mantegna, un importante artista del Rinascimento al servizio dalla nobile famiglia dei Gonzaga, si rese artefice di una lunga serie di opere d’arte di livello assoluto. Nel luglio del 2008, Mantova è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

L’architettura antica tra Piazza Erbe a Piazza Sordello, è una macchina del tempo. Mentre cammino immersa nella storia vengo riportata alla realtà solo dai sampietrini che lastricano il pavimento e mi stuzzicano i piedi. Alle 8 di sera, c’è la coda davanti al Palazzo Ducale, però l’atmosfera è rilassata. Quasi 2000 spettatori si sono dati appuntamento per aspettare lo scrittore Cileno, Luis Sepulveda (Lucio). La serata è gradevole, un vento fresco fa cadere le prime foglie annunciando così la prossima fine dell’estate. In piazza Castello un anfiteatro accoglie un pubblico concentrato e voglioso di sentire le parole dell’autore. Il famoso autore Cileno sale sul palco con un abbigliamento da casa, penso abbia uno stile più informale del pubblico. Lucio si accomoda e comincia a fumare. Lentamente ma continuamente. La sua voce gentile ma forte ha un accento spagnolo. Ogni cosa che racconta è divertente, ma arriva sempre al nocciolo del discorso. Ogni suo discorso ha una morale precisa. Ascoltare le sue parole è come leggere un suo libro. Lucio parla di principi fondamentali ed espone le sue idee con fermezza ma anche con grande ironia. La sua voce è come il suono del gong, liscia e forte.


Da un’altra parte della città, nella splendida cornice del due centenario e barocco Teatro Bibena, il pubblico sta ascoltando l’astronomo Jacopo Staude che racconta di come 400 anni fa, con calma e saggezza, Galileo riuscì a migliorare il telescopio, di come lo utilizzò per osservare il cielo e riuscì a raccogliere il risultato del suo lavoro nel libro ‘Sidereus Nuncius’. Ovviamente Stude ha anche illustrato il triste destino di Galileo.

Architettura antica e vita moderna, letteratura e cultura, relatori e pubblico. Si mescolano tutti tra loro e formano insieme il Festivaletteratura.

Stasera nessuna tribuna politica, niente show volgari, solo un relatore con un microfono.

Ecco il Festivaleteratura che come il vento fresco dell’autunno, porta via l’umidità dell’aria e lascia la pelle secca e fresca. Si sta davvero bene!


Link
Sito ufficiale del festivaletteratura
Video ufficiale del Festivaletteratura

Clicca qui per leggere: "Il festival dell’ascolto"

09 settembre, 2009

Una casa Ideale

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(foto da New York Times)
La settimana scorsa, il postino ha distribuito il catalogo dell’IKEA a tutte le famiglie di Suzzara. Il catalogo è pieno di bellissime foto e diverse combinazioni di mobili. Ormai è diventata una rivista di gossip che fa discutere le famiglie durante il pasto. Poi ho fatto una scoperta interessante: leggere il catalogo Ikea non è più un’attività destinata esclusivamente alla donna. Anche gli uomini non leggono più i quotidiani dopo il pasto, ma il catalogo IKEA. Come il fratello di Corrado, Daniele, che non è mai stato al megastore IKEA e dopo aver guardato tutto il catalogo ha detto: ‘La prossima volta che andate all’IKEA, fatemelo sapere, perché ho bisogno di qualcosa.’

Eccolo qua. Il potere della strategia IKEA. Creare il desiderio dello shopping e farci venire voglia di cambiare lo stile della casa. Ha creato anche una speranza: ‘chiunque può avere la casa ideale’. È questa speranza che produce milioni di ammiratori dello stile IKEA.

Durante la ristrutturazione della casa di via Zonta, ho letto quasi tutte le riviste, libri, articoli e siti web dedicati. Ho fatto tante ricerche con una sola speranza: creare una casa ideale. Dopo aver visto su internet la foto numero 2068, mi sono chiesta: ‘ma cos’è la casa ideale?’

Il Signor Dan Philips Texano, sessantasette anni, ha un’idea precisa: la casa ideale è fatta con materiale recupero per le famiglie meno facoltose. Nel 1997, Dan ha ipotecato la sua casa per aprire un’azienda di costruzioni per dare una casa a chi non se la poteva permettere. L’80% del materiale impiegato proviene dagli scarti di altri cantieri edili. Fino ad adesso, il signor Dan Philips ha già costituto 14 case. Per utilizzare queste macerie e dar loro nuova vita serve un grande spirito creativo. Dan crede che la ripetizione crei uno schema, per esempio tante vecchie tavelle di acciaio riunite assieme fanno un tetto, centinaia di tappi di sughero formano il pavimento mentre i fondi delle bottiglie sono la porta. Queste tante piccole idee provengono da un principio: una casa piacevole e a basso costo è possibile.

Nel 2004, il Signor Philips ha cominciato a lavorare con il comune. Insieme hanno aperto un magazzino per tenere il materiale da costruzione e di riciclo. Un incentivo economico spinge la popolazione e l’industria a donare materiali di ogni tipo anziché portarli in discarica. Le aziende possono risparmiare sulle tasse e sulle spese di trasporto, nel frattempo, Dan e gli altri dell’organizzazione di beneficenza possono riutilizzare il materiale per costruire le case per le famiglie meno abbienti, è una forma simbiosi in cui tutti vincono.

Il Signor Philips e la sua azienda (foto da New York Times)

(foto da New York Times)

Il pavimento fatto con tappi e cemento (foto da New York Times)

(foto da New York Times)

Il solaio fatto con cornici (foto da New York Times)

Bibliografia
Reading Reference
。2 Settembre 2009: New York Times, One Man’s Trash
。Phoenix Commotion, Azienda di Dan Philips

Clicca qui per leggere: "Una casa Ideale"

06 settembre, 2009

Quando il gastronomo occidentale incontra la cucina di Taiwan

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[L’articolo è stato pubblicato sulla rivista ‘Organic Lifestyle’ in Taiwan]

Viaggio con 15 studenti internazionali dell’Università di Scienze Gastronomiche. Dall’Europa alla volta di Taiwan. Abbiamo cominciato dalla parte est dell’isola per farne tutto il giro e tornare a Taipei. In 12 giorni, abbiamo avuto tante esperienze ed abbiamo visto tante cose che forse non hanno mai visto neanche gli stessi Taiwanesi. Le particolarità e le varietà degli ingredienti Taiwanesi locali, oltre all’ospitalità dei Taiwanesi stessi, ci hanno permesso di godere al meglio della nostra esperienza azzerando le barriere linguistiche e permettendoci di sentirci coinvolti in discussioni serie e costruttive su lingua e cultura. Vorrei ringraziare di nuovo tutti gli amici Taiwanesi che hanno supportato il nostro stage, in particolare ringrazio il mio compagno di master, Andy Chou, responsabile dell’organizzazione di questo stage.

Ho letto tanti reportage sul nostro stage a Taiwan. Molti di questi erano focalizzati su soggetti quali:‘turismo’,‘degustazione e avvicinamento alla gastronomia Taiwanese’ o‘la gastronomia Taiwanese vista dagli occhi degli occidentali’. Pochi però hanno trattato del principio di fondo dello stage della nostra Università: ovvero la ricerca della produzione alimentare e l’applicazione scientifica.

[il gusto è soggettivo, ciò che conta è la teoria scientifica che vi sta dietro]
Un commento dello studente di Piacenza, Giacomo, ha sollevato una discussione animata e mi è rimasto impresso nella memoria. Giacomo ha detto:‘Perche nella cucina cinese non c’è la successione delle portate? Si servono i piatti tutti insieme, i gusti si mescolano e non posso riconoscere i gusti dei piatti. Invece, la sequenza è molto importante nella cucina Italiana per degustare i sapori con maggiore coerenza.

Questo commento ha sollevato diverse risposte, qualcuna favorevole. Altri pensano invece che il modo cinese di mangiare, seduti attorno al tavolo sia più libero e democratico, inoltre è più adatto al ritrovo della famiglia. Questa discussione non è soltanto a livello di ‘differenza culturale o di abitudine’, ma anche di differenza delle teorie gastronomiche tra i due paesi. La discussione è stata alimentata dal fatto che gli studenti stessi hanno partecipato ad un corso di analisi sensoriale nel quale hanno imparato la mappatura delle papille gustative della lingua. Infatti diverse aree della lingua percepiscono gusti diversi. Da qui il concetto della sequenza delle portate nella cultura gastronomica occidentale. Jean Anthelme Brillat-Savarin fu il primo gastronomo che nel XVIII secolo espresse questo concerto nel suo la fisiologia del gusto.
Il gusto è soggettivo, ciò che conta è la teoria scientifica che vi sta dietro

Per dare agli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche un’organizzazione di studio più completa, al primo anno seguono corsi di chimica, biologica, analisi sensoriale, storia della gastronomia, economia, statistica e agricoltura. Lo studio alimentare non può restare confinato nella torre d’avorio del solo atto del mangiare e del bere; ogni studente deve partecipare ogni anno a 5 stage sviluppati su diverse tematiche. Gli studenti del terzo anno viaggiano in paesi extraeuropei, come Taiwan, Giappone, Canada, Messico, Stati Uniti, Australia, Cuba ecc. Qui gli studenti possono discutere direttamente con i produttori e capire il mondo reale che vive al di fuori delle mura accademiche. Riescono così a studiare con una mentalità più completa e oggettiva.

[I dubbi e la preparazione prima della partenza]
Far conoscere bene Taiwan ai 15 studenti internazionali in soli 12 giorni non è facile. La progettazione e l’organizzazione dell’itinerario è stata svolta da Andy. Lui ha capito che questi studenti venivano a Taiwan per la prima volta e che non sarebbe stato utile cercare di piantare loro in testa rigidamente la cucina Taiwanese. Meglio provare a mettere a confronto gli ingredienti simili dei due paesi. Per esempio, la frutta candita di Taiwan e la mostarda dalla Lombardia; l’aceto di frutta e quello balsamico; il distillato di riso indigeno e i vini italiani; diversi tipi di riso e le loro tipologie di cotture oppure l’olio di semi di Tè e l’olio d’oliva.

La preparazione prima della partenza è cominciata a Febbraio. Quando i 15 studenti hanno saputo di essere stati assegnati al gruppo di Taiwan, alcuni sono venuti nel mio ufficio dicendomi cose del tipo ‘sono obbligatorie certi tipi di vaccinazioni per andare Taiwan?’, oppure ‘non mi piace la cucina asiatica, perché i ristoranti cinesi in Italia fanno sempre gli involtini primavera o pesce crudo’

Alcuni studenti, che sono andati in Giappone con Università l’anno prima, mi chiedevano se Taiwan e Giappone fossero simili e se il programma avrebbe avuto parecchie ripetizioni rispetto a quello dell’anno prima. Avere preoccupazioni di questo tipo è normale, perché Taiwan è veramente poco conosciuta in Europa. A queste domande rispondevo sempre scherzando ‘Non preoccupatevi, non è stata ancora scoperta l’influenza ‘Taiwan’, però vi consiglio di fare la vaccinazione contro il mangiare troppo.’

Per chiarire tutti i dubbi è importante cominciare con una preparazione didattica seria e una ricerca bibliografica. Sono però pochissime le pubblicazioni serie sulla gastronomia Taiwanese in lingua occidentale; quelle che si trovano su internet sono solo articoli di blog e non possono essere utilizzati come bibliografia per la ricerca universitaria. Ecco perché, Andy ha deciso di coinvolgere qualche professore dell’Università di Taiwan e diversi produttori con i quali ha prodotto e tradotto in Inglese una dispensa di 33 pagine. Tale materiale è diviso in due parti, la prima è un’introduzione generale di Taiwan: storia, geografia e cultura; la seconda presentava in modo dettagliato i prodotti che andavamo a visitare nel corso dello stage.

[Assaggia la sala di soia buona – dalla terra alla degustazione]
Sia io che Andy ci siamo laureati all’Università di Scienze Gastronomiche e pertanto sappiamo quanto sia importante dare agli studenti la possibilità di vedere la terra e dove nascono i prodotti per meglio introdurre la degustazione degli stessi. Maggio è il mese della raccolta per tanti prodotti da noi studiati durante il viaggio. Nella provincia Yunlin, abbiamo visitato due fabbriche di salsa di soia nera e abbiamo avuto modo di vedere tutti e 4 i processi principali della produzione: bollitura dei semi, crescita della muffa, fermentazione ed estrazione; inoltre ci hanno spiegato anche la differenza tra i tipi di salsa proveniente da soia gialla e da soia nera.

La temperatura della piccola camera per la crescita batterica della muffa, raggiunge nel periodo di Maggio i 40 gradi. Ciò non ha impedito agli studenti di fare parecchie domande sull’argomento e restarvi più di un’ora. Agostino, uno studente Milanese, ha chiesto al mastro: ‘Perché non piantate voi i semi di soia nera, invece di importarli dagli Stati Uniti? Non sarebbe così più facile controllare la qualità delle materie prime?’

Il mastro ha fatto un cenno poi ha scosso la testa, ‘è una bella domanda. 10 anni fa c’erano tanti campi di soia nera, però adesso si coltiva solo prodotti che assicurano reddito. La soia nera si vende a 20$ al kg mentre coltivare bellfruit rende 10 volte in più. Perciò non c’è più nessuno che coltiva la soia nera’. A tale risposta è seguita una discussione sullo sviluppo e la rivoluzione dell’agricoltura.

Dopo la visita una degustazione è sempre molto divertente. Il mastro non ci diceva che tipo di salsa di soia avremmo assaggiato, dovevamo indovinare quale tra 3 campioni fosse quello di alta qualità. Alla fine, più di metà degli studenti hanno risposta giusto. Abbiamo però scoperto che la salsa di soia gialla che si trova in Europa viene tutta prodotta nell’industria. Quegli studenti che hanno dato la risposta sbagliata dicevano con riluttanza, ‘Non c’è niente da fare. Sono troppo abituato al sapore della salsa di soia di bassa qualità.’

A Taipei, Andy ha programmato una visita al campo di Tè e la raccolta delle foglie insieme ai contadini per meglio farne capire la produzione. In seguito, per la degustazione, ci siamo divisi in 4 gruppi ed abbiamo imparato a preparare, e come meglio godere, una tazza di Tè. Gli studenti imitavano i mastri sedendosi a gambe incrociate fino a non sentirle più. Alcune studentesse imitavano il gesto delle mastre mentre preparavano il Tè, ma erano un po’ impacciate nei movimenti, i ragazzi ridevano e ne commentavano i movimenti definendoli come ‘non troppo eleganti’. Alla fine, abbiamo capito una cosa ‘c’è tanta filosofia dietro una tazza di Tè’.

Mi ricordo ancora come David, uno studente australiano giornalista freelance della rivista Vogue, ha risposto alla domanda ‘quale tipo di Tè preferisci?’. Lui ha detto, ‘Oriental Beauty è il mio preferito, rappresenta il fascino misterioso dell’attrazione orientale. Non capita di certo spesso di avere l’opportunità di entrare in un campo di Tè, fare la raccolta e preparare il Tè assieme ai contadini, inoltre ci sono esperti che ci spiegano e traducono tutto quello che c’è da sapere sul te. Adesso, porterò l’Oriental Beauty a casa, studierò ancora, mi preparerò bene, e farò una tesi sul Tè’.

[Promozione della gastronomia Taiwanese prescinde dallo studio delle scienze gastronomiche]
La risposta di David mi ha fatto pensare tanto. Forse la promozione della cucina asiatica si è sempre basata sul piatto in sé e sulla percezione del suo gusto. Le scienze che ne regolano la produzione è tenuta in poca considerazione. Questo stage ha fornito l’opportunità anche ai produttori di vedere la gastronomia anche da questo punto di vista e di dare spiegazioni scientifiche dei loro prodotti. I produttori Taiwanesi non sono abituati a questo tipo di presentazione e non è stato facile per loro spiegare o discutere la produzione in modo troppo tecnico. Andy ha avuto il merito di aiutare tanto i produttori a produrre informazioni dettagliate e presentazioni powerpoint.

Nella distilleria di riso, gli studenti hanno fatto tante domande tecniche, come per esempio la temperatura e la durata di fermentazione e distillazione, purtroppo non ci sono state risposte definitive. Inoltre, abbiamo scoperto che ci sono tante differenze nella nomenclatura degli alimenti tra Taiwan e lo standard internazionale. A Taiwan, chiamano qualsiasi bevanda alcolica ‘vino’, però in occidente, vino indica solo la bevanda alcolica ottenuta dall’uva (esclusi i distillati). Quindi, c’è sempre confusione nelle pubblicazioni tradotte in Inglese.

Per stimolare i produttori a migliorare le loro strategie promozionali, li abbiamo incoraggiati a presentare i loro prodotti in Inglese. Non importa se il loro Inglese non è perfetto, ciò che conta davvero è che loro comincino a capire come possano promuovere i loro prodotti all’estero e colmare la mancanza d’informazioni sui prodotti Taiwanesi nel mercato internazionale. Nel frattempo, i produttori dovrebbero iniziare ricerche tecnologiche sulla produzione per migliorare i prodotti. In futuro, la promozione della gastronomia Taiwanese non si deve separare dallo studio scientifico.

[La fine dello stage e del giro dell’Isola di Taiwan]
Vivo in Italia da quasi 3 anni e penso sempre più che Taiwan e l’Italia siano molto simili. I cittadini dei due paesi sono genuini e allegri. I Taiwanesi come gli Italiani trattano gli stranieri come membri delle proprie famiglie, si aprono e li fanno sentire subito come loro amici. Dopo 12 giorni a Taiwan i giornalisti che ci seguivano, la squadra di volontari e i produttori si sono subito integrati con il nostro gruppo. Anche se non li conoscevamo la sera ci offrivano da bere. Siamo diventati una grande famiglia, senza limiti di nazionalità né ostacolati dalle barriere linguistiche.

Atterrati all’aeroporto di Torino, mentre l’hostess mi passava il bagaglio, ho sentito alcuni rispondere ‘Xie xie’, grazie, in mandarino perfetto. Incuriosita ho girato la testa, erano i miei studenti che rispondevano impulsivamente. Ci siamo guardati negli occhi ridendo. ‘Già. Mi sento ancora a Taiwan.’

Studenti intervistati dai giornalisti

Sembra un po’troppo

La mastra del Té

il maestro e il barile per fermentare la soia nera

la soia nera è coperta del sale nel barile

la soia nera sta facendo la muffa

la soia nera dopo 7 giorni nella camera

Mercato del Pesce – Asta del Tonno

Tonno!


Bambù

La preparazione dopo la raccolta

La raccolta fatta dagli studenti

Pasta sfoglia

Pesce squisito

Verdura strana

Bel bambino Taiwanese



Il bagno della mia camera in Taichung…

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04 settembre, 2009

La sindrome dello spopolamento degli alveari

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Nel 2006 NEGLI Stati Uniti, tante api sono scomparse dagli alveari, nel 2007 in Gran Bretagna, il numero delle api si è ridotto del 33%. Tante api abbandonano gli alveari lasciando le larve e la regina. I corpi delle api non riescono però a trovare. La sindrome dello spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder CCD) è stata elaborata per prima negli Stati Uniti. La causa di questa sindrome non è ancora ben chiara. Alcuni dicono che la causa sia dovuta ai pesticidi, tanto che Francia ed in Italia, è vietato l’impiego dei alcuni pesticidi della Bayer, l’azienda tedesca più grande del mondo per la produzione di pesticidi. Qualcuno dice che la causa sia legata a patogeni mentre altri sostengono che le radiazioni dei telefoni cellulari facciano perdere le api.

La causa non è però ancora stata accertata ma le api continuano a morire. Numerose coltivazioni sono collegate alla sorte delle api. Queste sono le responsabili dell’impollinazione di meli, peri, fragole e tante altre piante. Continuando di questo passo si avrà un effetto negativo sul prezzo di questi alimenti. Gli esperti hanno cominciato diverse ricerche e finalmente in Agosto, un gruppo di entomologi coordinati dal Prof. Steve Sheppard dell’Università di Washington ha ottenuto un nuovo risultato che permette di restringe il campo delle possibili cause della sindrome dello spopolamento degli alveari.

Testo originale: Research News, Washington State of University
Data di pubblicazione: 29 Luglio 2009

"Una delle prime cose che abbiamo notato è stata la quantità di pesticidi presente negli alveari vecchi" ha detto Sheppard.

Studiando alveari colpiti da CCD forniti dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, il suo gruppo ha scoperto concentrazioni "piuttosto elevate di residui di antiparassitari." Esperimenti successivi hanno dimostrato che le api allevate in questi alveari "ha subito una riduzione significativa della loro longevità", ha detto Sheppard.

I ricercatori hanno notato che i tipi di tracce di sostanze chimiche trovate negli alveari esaminati derivano da sostanze insetticide, erbicide, fungicide e acaricide.

“Un metodo semplice per affrontare la contaminazione chimica per gli apicoltori potrebbe essere quello di operare un più rapido turnover degli alveari”, Sheppard ha detto. In Europa, ad esempio, in media gli apicoltori cambiano gli alveari ogni tre anni.

"Negli Stati Uniti, non abbiamo incentivato questa pratica e non c'è alcun accordo su quanto spesso gli apicoltori debbano cambiare gli alveari", ha detto. "Ora sappiamo che tale pratica deve essere svolta più spesso”.

Un altro aspetto del lavoro di Sheppard - condotto dal suo studente Matthew Smart - si concentra sugli effetti di un agente patogeno, il microsporidian noto come Ceranae Nosema, che agisce sulla capacità delle api di poter processare il cibo. Molti apicoltori hanno ritenuto questo patogeno il vero colpevole della CCD.

"Ceranae Nosema è stata isolata solo di recente (nel 2007) negli Stati Uniti" ha detto Sheppard. "Ma mentre nessuno ha Fino a quel momento si è però potuta diffondere in tutto il Paese."

Precedenti ricerche di Sheppard hanno evidenziato come tale agente patogeno sia un problema difficile da contrastare. Su 24 alveari controllati all'inizio del 2008, il patogeno ha evidenziato un aumento in concentrazione rispetto alle api campione. L’apicoltore Eric Olson di Yakima, Washington ha detto che i suoi alveari trattati con un mega-dose di un antibiotico chiamato Fumagillina, ha dato risultati sorprendenti
"In teoria, l’effetto di questo antibiotico avrebbe dovuto far scomparire o almeno diminuire la Nosema", ha detto Olson. "Invece, il livello è salito".

Bibliografia

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    03 settembre, 2009

    Festa. Parmigiano Reggiano. Stricun

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    Mangiare Bere Giocare Godere, con quattro parole si può riassumere lo stile di vita Italiano.

    In Italia, ogni paese ha una festa o una sagra, ci sono sempre bancarelle gastronomiche e giochi. Con la fine di Agosto finiscono anche le vacanze più lunghe dell’anno. Ciò però non vuol dire che gli Italiani tornino volentieri al lavoro, anzi Settembre è un mese di grandi feste.


    Palidano, è situato a 5 km da Suzzara: si arriva in 5 minuti di macchina, 15 minuti di bicicletta o 50 minuti a piedi. Là, l’ultimo fine settimana di Agosto, c’è il festival ‘D’la Pepa’ che dura quattro giorni. Si possono assaggiare i piatti locali come il risotto alla mantovana, stinco di maiale, polenta o lambrusco. C’è anche la dimostrazione della produzione di parmigiano reggiano così come veniva fatto 50 anni fa.

    Oggi, anche se i caseifici producono i formaggi in modo artigianale, la caldaia non utilizza più il calore prodotta dal fuoco ma si utilizza il vapore. I mastri casari vengono tutti gli anni dal caseificio di Paildano a fare la dimostrazione nel piazzale davanti al Ristorante Pepa. Qui è stata costruita una caldaia uguale a quella che veniva impiegata una volta. Il latte scremato della sera viene versato nelle tipiche caldaie di rame a forma di campana rovesciata. È molto difficile scaldare la vasca con il fuoco vivo del legno, soprattutto nelle giornate di caldo torrido. I mastri sembrano non soffrire il caldo, continuano a mescolare con un bastone e aggiungono caglio di vitello. Quando i latte arriva 52 gradi, i mastri spengono il fuoco sotto la caldaia con l’acqua. Il latte coagula in una decina di minuti. La cagliata che si presenta viene frammentata in minuscoli granuli della grandezza di un chicco di riso grazie ad un antico attrezzo detto spino.

    Poi, la massa caseosa viene estratta con sapienti movimenti dal casaro. Tagliato in due parti e avvolto nella tipica tela, il formaggio viene immesso in una fascera che gli darà la sua forma definitiva. Un tempo si usava una forma di legno di faggio mentre oggi si utilizza la plastica. Il Parmigiano Reggiano, per potersi chiamare tale, deve passare attraverso numerosi controlli ed un minimo di 18 mesi di stagionatura.

    Una forma di Parmigiano appena prodotta può anche essere venduta immediatamente. In questo caso non si può ancora parlare di Parmigiano Reggiano ma di un formaggio fresco detto Stricun. Si tratta di un formaggio morbido e freschissimo dal sapore di latte molto intenso. Questo squisito Stricun si può gustare solo nell’area di produzione del Parmigiano Reggiano.

    Polenta e Stinco


    il calore prodotta dal fuoco con i mastri

    I mastri spengono il fuoco sotto la caldaia con l’acqua

    Tagliato in due parti

    Avvolto nella tipica tela

    il formaggio viene immesso in una fascera che gli darà la sua forma definitiva


    Lo stricun freschissimo

    Nuova e vecchia forma


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    02 settembre, 2009

    Godzilla in giardino

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 2 comments

    Alle 2 del pomeriggio, Godzilla è apparso in giardino, rovina la tranquillità con i suoi versi e le sue urla.

    Godzilla con il suo grande corpo prova ad entrare dal cancello, però è troppo grosso e s’incastra. Non riusciva più a muoversi né a girarsi bloccando quindi la strada. Riprovando con diverse manovre, finalmente è entrato.

    Eccolo, è arrivato passando per l’ingresso posteriore della casa. Godzilla stende lentamente il suo braccio di 5 metri con il quale raggiunge il tetto della casa, ho pensato ad un attacco alieno.

    In questo momento, il muratore Paolo Bottazzi è apparso sul tetto, come il capitano Haran Banjo di Daitarn 3. Il capitano Bottazzi comanda e Godzilla resta come ipnotizzato dai suoi ordini. Quel lungo braccio passare vicino al tetto, manovrare vicino alle tegole per poi arrivare ad infilarsi nel lucernario della casa. Godzilla comincia a girare la corda rossa e bianca... Poi, ‘Wrooooar!!!’ rumore riempie il cielo. Il cemento esce dalla mano della Gorzilla e riempie la casa.

    Finalemente, il Capitano Bottazzi e la sua squadra sono tornati a proteggere la casa dai mostri. La vacanza è finita.

    GODZILLA


    Il braccio di Godzilla

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    31 agosto, 2009

    La Leva Calcistica della classe 68

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Per ricordare la partita del 29 Agosto 2009, il Derby a San Siro, Milan contro Inter.
    Per la prima volta nella mia vita, filmo e monto un video. Ho usato ‘La Leva Calcistica della classe 68’di Francesco de Gregori come musica di sottofondo. Perché mi piace tanto il testo.


    Francesco De Gregori
    La Leva Calcistica della classe 68
    Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
    sole che batte sul campo di pallone
    e terra e polvere che tira vento
    e poi magari piove
    Nino cammina che sembra un uomo
    con le scarpette di gomma dura
    dodici anni e il cuore
    pieno di paura
    Ma Nino non aver paura
    di sbagliare un calcio di rigore
    non è mica da questi particolari
    che si giudica un giocatore
    un giocatore lo vedi dal coraggio
    dall'altruismo e dalla fantasia
    E chissà quanti ne hai visti e quanti
    ne vedrai di giocatori tristi
    che non hanno vinto mai
    ed hanno appeso le scarpe a qualche
    tipo di muro e adesso ridono dentro al bar
    e sono innamorati da dieci anni con una donna
    che non hanno amato mai
    chissa' quanti ne hai veduti
    chissa' quanti ne vedrai
    Nino capi' fin dal primo momento
    l'allenatore sembrava contento e allora
    mise il cuore dentro le scarpe
    e corse più veloce del vento
    prese un pallone che sembrava stregato
    accanto al piede rimaneva incollato
    entrò nell'area tirò senza guardare
    ed il portiere lo fece passare
    ma Nino non aver paura di tirare un
    calcio di rigore
    non è mica da questi particolari
    che si giudica un giocatore
    un giocatore lo vedi dal coraggio
    dall'altruismo e dalla fantasia
    Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette
    quest'altr'anno giocherà
    con la maglia numero sette

    Clicca qui per leggere: "La Leva Calcistica della classe 68"

    26 agosto, 2009

    Le mani rosse

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 2 comments

    [l’articolo è pubblicato sulla rivista Taiwanese, 'Organic Lifestyle']

    Quest’anno c’è ancora freddo alla fine di Marzo, ho sentito sulle Alpi e nel centro Italia sta ancora nevicando. E’arrivato il momento di cambiare stagione, dall’inverno alla primavera. Stamattina, piove, c’è vento e fa freddo, gli animali sono ancora in letargo e io vorrei stare al letto. In questo momento arriva Corrado, mi tira via la coperta e mi chiede di andare fuori in giardino a lavorare, dice: ‘Siamo tutti fuori che stiamo facendo qualcosa di divertente, stiamo facendo una cosa che ti piace tanto. Metti una vecchia maglietta e vieni fuori.’



    Sono in giardino, c’è Corrado che urla: ‘Vieni ad aiutarci!’sta uscendo dalla cantina con la maglietta corta e una cassa di bottiglie di vetro in mano. Dall’altra parte, c’è Paolo, il Padre di Corrado; Pietro e Chiara, il fratello e la nipote di Corrado, stanno portando fuori altre le bottiglie. Appena mi vede arrivare, Paolo, mi porta subito in cantina dove ci sono 14 damigiane da 28 litri con un cartello: Lambrusco. E’ il vino frizzante che bevono a tutti i pasti.



    Il Lambrusco sembra sugo di uva. Mentre il mondo estero sta apprezzando i vini famosi come Barolo e Montepulciano, le famiglie nella valle del Po bevono tutti i giorni Lambrusco. Pensavo che forse perché il Lambrusco sia un vino economico, quindi sia diventato il vino quotidiano. Finché un giorno nella famiglia della valle Po, dove la mamma ha preparato salame, cotechino, parmigiano reggiano, prosciutto di parma (che sono tutti cibi salati e grassi), ho assaggiato questi antipasti. La mia gola lancia un segnale ‘vorrei la bevanda frizzante ed acida’: come dopo aver mangiato pistacchi tostati vuole bere la birra; come dopo il bagno al mare, vuole una doccia per pulire tutto il sale sul copro. In quel momento, non vuole bere vini come Barolo o Montepulciano, vuole solo un bicchiere di Lambursco, deglutire ed aspettare un fiato dallo stomaco con ancora il sapore di maiale. Poi appoggiarsi sul divano soddisfatti e prepararsi per la prossima fetta di salame. In questo momento, ho veramente capito perché il Lambrusco è così necessario nella valle Po.

    Pensando ai pranzi, al salame ed al Lambrusco, lavoro di più. Entro nella stretta cantina, dove ci sono tante bottiglie vuote, più o meno 800. Ogni bottiglia ha una diversa etichetta, qualcuna ancora intatta, altre ormai consumate, si vede benissimo che sono stata riutilizzato più di una volta. Il collo delle bottiglie (anche quelle vuote) è chiuso con il tappo.

    Corrado e Paolo stanno alzando una damigiana da 30 litri su un tavolo, sembra molto pesante. Dopo averla appoggiata, la aprono e si sente un leggero profumo di vino. Poi Corrado tira fuori i due tubi di plastica. Ne inserisce uno nella prima damigiana e collegandolo con la seconda damigiana. Il secondo tubo entra la seconda damigiana e si collega al riempibottiglie. La forma del riempibottiglie è molto strana, sembra uno sciacquone. L’altra parte del riempibottiglie ha due tubi di ferro, Corrado risucchia dai tubi di ferro, poi il vino esce dalla prima damigiana, passa attraverso i tubi ed entra nella seconda damigiana, poi arriva al riempibottiglie ed esce dai tubi ferro. Paolo comincia a spiegarmi che si tratta del principio dei ‘vasi comunicanti’ , Pietro e Chiara partecipano al discorso.

    Quando il vino esce dal riempibottiglie, Corrado mette subito le bottiglie vuote, e il vino le riempie. Quando poi anche queste sono pieni, le passa a Paolo che le posiziona sotto la pressa e inserisce il tappo sigillandolo. Il sistema comincia a funzionare.









    Pietro, Chiara ed io abbiamo portato tutte le 800 bottiglie in giardino riempiendolo. Le bottiglie devono essere controllate prima dell’utilizzo. La Chiara, tredicenne, è già in grado di svolgere tale funzione: prima guarda bene se c’è la muffa o l’acqua, poi sente con il naso se c’è puzza. Perché le bottiglie sono riutilizzabili tante volte. Ogni volta che una bottiglia viene bevuta, mamma Paola la risciacqua e la lascia asciugare naturalmente.

    Imbottigliare è un’attività famigliare nella valle del Po, tutti i membri della famiglia vi partecipano. Il tutto si svolge a fine Marzo, perché dopo la vendemmia di settembre, servono 6 mesi per la prima fermentazione. Poi, la seconda fermentazione, che richiede almeno un altro mese, avviene in bottiglia. In Marzo, le famiglie comprano il vino sfuso dalle aziende vitivinicole, ed imbottigliano in casa. Marzo è il periodo giusto anche perché fa ancora freddo e secco e si evitano rischi d’inquinamento e di formazioni di muffe nei vini. Anche se imbottigliare è divertente, è comunque un impegno e sarebbe molto meno impegnativo comprare i vini direttamente in negozio.

    ‘E' vero quello che pensi. Possiamo comprare tutte le cose che vogliamo, sarebbe più comodo. Ma se ti fermi un secondo a pensare a quanto spreco si farebbe... Per esempio la nostra famiglia ha 7 persone e ogni giorno beviamo 2 bottiglie di lambrusco. Allora in un anno abbiamo bisogno di 800 bottiglie. Quelle che compriamo in negozio costano 3 euro, però sono di bassa qualità. Se compriamo quelle più buone costano 5 o 6.000 euro all’anno. In confronto, comprare i vini sfusi costa 1euro e venti. In un anno spendiamo 750 euro; è 7 volte meno.‘ Dice Paolo. Mi sono veramente colpito.

    ‘Poi, siamo un passo avanti, perché se comprassimo vini in negozio vuol dire che butteremmo 800 bottiglie ogni anno. Se pensi a 10 famiglie sono 8.000 bottiglie. Preferiamo lavorare un giorno come oggi, scherziamo un po’ per passare tempo, riempiamo le nostre 800 bottiglie per un anno, salviamo il portafoglio e la nostra terra.’


    L’immagine della montagna di bottiglie mi fa paura. Sento la gente parlare di concetti complicati per salvare l’ambiente ma un’attività famigliare come questa sembra aver molto più significato. Niente di nuovo, non c’è bisogno di abilità particolari, anche la Chiara, tredicenne, è capace di farlo. Mi sembra di aver capito qualcosa, lo sviluppo sostenibile della società non è pura filosofia, ma si costruisce goccia a goccia.

    ‘A tavola!‘ dice la mamma Paola, nello stesso momento, il profumo di maiale esce dalla finestra. Lasciamo il lavoro, ci guardiamo le mani ormai rosse come il vino. Vabbé, adesso, voglio soltanto ondeggiare sul mare del Lambrusco.

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    25 agosto, 2009

    Rosso fresco e sorridente

    Scritto da Corrado-呼良土 0 comments

    Molti non lo considerano neppure un vino, altri non sopportano l’idea che possa essere rosso, freddo e con le bollicine. C’è che mi ha detto più di una volta che lo preferisce solo alla Coca Cola.


    Ma tutti sono d’accordo su una cosa: il Lambrusco è il vino che più di ogni altro può esaltare i sapori della sua terra. Come una famiglia fa ogni giorno, il nostro vino si ritrova fianco a fianco sulla tavola sapori che conosce fin da quando è nato. Ogni cosa (come le persone) a tavola ha un ruolo ben definito. Il Lambrusco riesce benissimo a stare al suo posto, a recitare la sua parte senza essere troppo esigente. Fa della sua modestia l’aspetto più apprezzato dai suoi famigliari.

    Immagina di avere ancora in bocca il sapore di un cotechino, di Parmigiano Reggiano e di una fetta di Spalla cruda o il calore di una fetta di polenta abbrustolita coperta da lardo ormai semisciolto e traslucido. A questo punto senti l’esigenza di bere qualcosa. Sorseggiare non è abbastanza. Hai bisogno di BERE! Aprire la bocca e deglutire più e più volte.

    Se riempi un bicchiere di Lambrusco vedi subito che è un vino amico. Ti sorride e lo fa con una schiuma rossa che dura il tempo di un sorriso.

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    23 agosto, 2009

    Musica dalle macerie

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 1 comments

    Se pensi che stiamo ricostruendo una casa semplicemente per aprire un ristorante ed un bed & breakfast, o per sistemare la casa stessa o magari per trovarci il lavoro della vita; allora, hai visto solo il risultato.

    Aprire un ristorante è un aspetto secondario; quello principale è creare uno spazio interattivo tra gastronomia, arte, letteratura e cultura – uno spazio che si trasforma con la comunità. Oggi, la Nico ha mosso il primo passo verso la realizzazione di questa idea. Ha chiamato un gruppo di giovani: le sue 3 figlie, Pietro il fratello quindicenne di Corrado e il suo amico Gianluca per fare un piccolo concerto tra le macerie.

    Siamo andati dove prima c’era il soggiorno, ovviamente pieno di libri. Ora è pieno di polvere, cemento ed armature di sostegno. Abbiamo messo soltanto 3 sedie, i ragazzi prendono posto cominciano a suonare. In questo ambiente ci sarà sia la sala di pranzo per i clienti che la biblioteca e la sala da musica.

    Musica allegra si diffonde dolcemente dalle macerie.












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    21 agosto, 2009

    Suzzara (Amy)

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 2 comments

    Non ho mai pensato che un giorno mi sarei fermata in un paese 18 volte più piccolo e meno densamente popolato di Hong Kong. Suzzara, un nome con i toni Z e R. I due toni forse più difficili da pronunciare per gli asiatici. E’ un nome che non riuseremo mai a ricordare se non dopo averlo ripetuto 50 volte.


    L’immagine più profonda che ho di Suzzara è olfattiva. Suzzara è sempre piena di diversi profumi. All’inizio di Giugno, in tutta la val Padana si sente profumo di Letame. Sembra che anche il mio corpo sia diventato letame. Quando passeggio per la campagna in bicicletta, vedo il marrone ed il verde sui terreni coltivati, i contadini stanno spargendo letame. Poi, improvvisamente un giorno di fine agosto, il profumo di letame sparisce e viene sostituito da quello di fieno.

    Al sabato mattina sono abituata ad andare in piazza Garibaldi a fare colazione e un po’ di spesa. Il mio naso segue il profumo del caffè e della torta, arrivo quindi al 3L Gran Caffè in via Montecchi. Ordino sempre un cappuccino ed una fetta di torta elvezia. Qua c’è il caffè più buono della città e l’elvezia è fatta in casa, ripiena di tanto zabaglione, bello giallo, con un buon profumo di tuorlo e marsala.

    Mi piace tanto andare dal Gran Caffè alla Boutique del Latte in bicicletta. Il profumo di formaggi esce lentamente dalla porta mezza chiusa. Il profumo è complicato, è una miscela tra parmigiano reggiano, stilton e gorgonzola. Anche se non avrei bisogno di comprare niente, il profumo mi fa impazzire a tal punto che vorrei subito mangiare un pezzo di furmai.

    Con il caldo torrido dell’estate, il corpo segue naturalmente la direzione del fresco. Un colpo di vento fresco della gelateria Fiore con il profumo di frutta fresca. Qui, c’è sempre pieno di gente in ogni momento, tutti con il gelato in mano che ha fatto Pino. Poi, mi piace passare da qui all’altra parte di piazza Garibaldi, dove abitano tanti indiani. Perche c’è sempre un buon profumo di Curry che si diffonde dalle loro case. Il profumo è una miscela di tante spezie orientali come i semi di finocchio, lo zenzero, il pepe ed i peperoncini. Ogni volta mi fa venire la voglia di entrare in casa loro per una festa di Curry.

    C’è anche il mio spaccio preferito: la fattoria Rossi. Qui, posso comprare le carne di maiale, vacca, pollo, oca, cervo, coniglio e asino, le uova fresche e diversi tipi di dolci. La fattoria Rossi è appena fuori dalla città, si passa una rotonda e si arriva su una strada sterrata con tanto verde, poi si sente il profumo dell’azienda agricola. Quella di Rossi è l’unica azienda agricola famigliare con un macello certificato. Fortunatamente Rossi non è lontano da casa nostra, ci si può arrivare con la bicicletta in 5 minuti.

    Questa immagine olfattiva di Suzzara è molto sofisticata. E’ un profumo complicato ci sono dentro tante cose ma non sento quella puzza per me tanto familiare di gas di scarico e di inquinamento da grande città.

    la mia bicicletta

    il mercato contadino ogni venerdì

    Elvezia e caffe

    3L Gran Caffe

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    20 agosto, 2009

    Suzzara (Corrado)

    Scritto da Corrado-呼良土 0 comments

    Viaggiare è sicuramente tra le cose più belle della vita. Non una vacanza, ma un viaggio.

    Un viaggio che ti porta lontano, che dura a lungo e che ti immerge in una lunga parentesi di novità, entusiasmo, amicizie ed indipendenza. Viaggiare può diventare come una droga, ti sembra di non averne mai abbastanza e stai male se non riesci più a partire.

    Ma qual è la parte più bella di un intero lungo viaggio?

    E’ sicuramente il ritorno. Tornare a Casa.

    Per me tornare a casa dopo un lungo viaggio ha sempre voluto dire tornare a Suzzara. Un piccolo paese sulle rive del fiume Po nella bassa Mantovana. Il clima d’inverno è rigido e piovoso, c’è sempre la nebbia e il cielo grigio. D’estate un caldo torrido e l’umidità svuotano le vie del paese di persone e le riempiono di zanzare. Cosa c’è quindi di così bello a Suzzara da regalarmi ogni volta l’emozione del rientro? Il mio tavolo da pranzo, la famiglia, gli amici. Già da sole queste cose potrebbero essere una risposta ma sarebbe troppo riduttivo fermarsi qua.

    Anche se più di una volta mi è sembrato di fuggirne il più lontano possibile sono sempre riuscito a trovare nel mondo aspetti che mi ricordano la mia terra, Un tramonto sul fiume Po può valere tanto quanto uno delle isole Hawaii. Se le grandi capitali del mondo hanno un ambiente culturale e artistico di livello assoluto, Mantova, Parma e Verona hanno lo spirito da grande città ma e le dimensioni di una bicicletta; si ricordano sempre della loro storia e ti regalano la loro cultura e la loro musica. Le più esclusive gastronomie del centro di Manhattan mi ricordano quella piccola bottega di Suzzara che racchiude gli autentici sapori di tutti i formaggi del mondo. Grazie ad una fattoria che alleva gli animali come una volta, riesco a essere testimone di sapori che ancora sopravvivono.

    Per anni ho vagato per i continenti cercando di scoprire il mondo ed ora che un po’ lo conosco riesco ad emozionarmi nel riscoprire i sapori, i gesti, le abitudini ed i luoghi che mi circondano.







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    14 agosto, 2009

    Demolire e Costruire

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 2 comments

    Demolire richiede poco tempo. In media 9 ore di lavoro ogni giorno, per 15 giorni, sono necessarie a demolire completamente l’interno di una casa di 350 metri quadrati su tre piani. Rimane solo il guscio.

    Nelle ultime settimane, guardavo i muratori spaccare tutto in casa, poi portare una alla volta carriole piene di mattoni rotti al camion. Ogni volta che guardo questo, penso alla preparazione dell’anatra ripiena (se mai il muratore sapesse come si fa…). Prima di mettere il ripieno nell’anatra, devi togliere le ossia, ma allo stesso momento devi tenere integra la struttura esterna dell’anatra. Mentre togli le ossa, devi stare molto attento a non rompere la pelle, altrimenti, il ripieno esce dal buco.

    È importante saper bene cosa voler fare prima della demolizione, altrimenti, non soltanto l’anatra perderebbe il suo ripieno, ma si rovinerebbe anche l’anatra in sé.


    In 15 giorni di lavoro, la casa rimane solo il guscio.




    Dopo la demolizione


    Dopo la construzione










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    03 agosto, 2009

    Il Solaio con le tavelle

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Dopo averne tanto sentito parlare, finalmente il solaio con le tavelle è comparso. Le tavelle del solaio originale sono state rimosse una ad una due mesi fa.

    Veramente una ad una. Forse perché sono abituata a veder nascere e morire velocemente tanti palazzi alti, ma non ho mai pensato che qualcuno possa estrarre da un vecchio solaio tutte le tavelle una per una, scrostarle e lavarle una per una per poi riutilizzarle rimettendole al suo posto una alla volta.

    Forse sono abituata a vedere le cose fatte in fretta, a vedere buttare via le cose senza pensarci, ma non ho mai creduto che le vecchie cose si potessero riutilizzare. Quando ho sentito il padre di Corrado dire che sarebbe stato necessario pulire ogni mattone pensavo che stesse scherzando.





    In questi due mesi, continuo a vedere Corrado e suo padre che stanno ripulendo le pietre e restaurando il vecchio portone d’ingresso. Li ho visti lavorare nelle giornate calde, sudare, ascoltare la radio mentre continuavano a cartavetrare il legno del portone e a pulire le pietre. Ogni tanto chiacchierano, scherzano o scambiano qualche battuta con il vicino di casa. Sembra un lavoro faticoso che loro sono riusciti a farsi piacere. Alla fine hanno pulito tutte le pietre rendendole riutilizzabili.



    Ieri, Corrado e i muratori hanno portato via le vecchie travi del solaio originale. I muratori hanno fissato con il cemento le travi di legno del nuovo solaio ed hanno iniziato a posizionare le pietre da poco ripulite.

    Dopo averne tanto sentito parlare, finalmente il solaio con le tavelle è finito.



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    15 giugno, 2009

    Demolire

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Ci sono voluti 6 mesi ma finalmente la casa è stata svuotata. Ora, i lavori possono cominciare. I muratori hanno portato tante attrezzature pesanti, demoliscono tutto il giorno, tutti i giorni. Il rumore del martello pneumatico riempie il cielo, poi il tonfo dei mattoni che collassano al suolo. Ogni volta che sento cadere un mattone, lo sento cadere sul mio cuore che diventa sempre più pesante.


    la casa


    il giardino


    via Zonta 19


    l’ingresso della casa


    soggiorno della casa, dopo la guerra








    il bagno


    Attrezzature


    Demolire


    Aspetta


    Fessura

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    29 maggio, 2009

    l’ultimo giorno di lavoro

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Appeso sopra la mia scrivania c’è una mappa del Mondo, ogni volta che scrivo un articolo, chatto con gli amici lontani o scrivo il mio diario, inconsciamente guardo la mappa. Immagino il sole e la spiaggia in Brasile, immagino come sarebbe bello dormire con gli eschimesi, immagino come farei a camminare fino alla città di Machu Pichu, mi vedo mangiare ramen per le strade di Tokyo, o mentre vado avanti e indietro su un Tuk-tuk a Bangkok. Qualche volta ho una strana idea: il prossimo mese andrò in Romania e vagherò per il paese.

    Non ricordo bene quando cominciò, in quale anno, quale mese ma quando guardo la mappa del Mondo, non sento più la stessa cosa. Provo un sentimento come se fossi davanti al dipinto de ‘La Gioconda’, darei due occhiate, con una grande ammirazione, magari farei anche 2 foto, poi continuerei ad andare avanti per apprezzare altri dipinti. Cioè, adesso, non importa dove vado, anzi ogni posto vale l’altro.

    Ciò che importa davvero è con chi vivere insieme, lavorare insieme. Anche se potessi vivere nel posto più bello del Mondo, ma in compagnia di soli promotori finanziari di qualche compagnia assicurativa; gente che mi romperebbe le palle tutti i giorni per convincermi a comprare le loro polizze… allora, che senso avrebbe?

    Oggi è l’ultimo giorno di lavoro, mi sono licenziata di nuovo. Dico arrivederci a un bel gruppo di colleghi, grazie a loro, l’Italia è più bella.

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    10 gennaio, 2009

    Le cianfrusaglie

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Quante cianfrusaglie si possono accumulare nell’arco di un vita intera?

    Hai avuto una vita di tempo per mettere a posto le tue cose, ma ne hai sempre aggiunte altre di giorno in giorno, ora il risultato è caotico. Ma è arrivato il momento per te che una persona che non ha mai fatto parte della tua vita, entri a casa tua e cominci con decisione ad buttare via le tue cose. Ciò che rimane è allora davvero prezioso.

    Sono io, che non faccio parte della tua vita e che da oggi entro nella tua casa. Senza le restrizioni delle tue memorie, classifico e scarto le tue cose; so che impiegherò molto tempo a farlo ma sicuramente meno di quanto te ne sia servito per accumularle.

    So che butterò via tante cose che tu avresti invece voluto tenere; ma ti prometto che conserverò tutti i tuoi libri, li classificherò per chi ne avrà bisogno. Penso che anche i libri ne godranno.

    Andrò contro la tua volontà; aprirò quella stanza che tenevi segreta e che non ha visto la luce del sole per vent’anni, ne farò l’ingresso di casa e tutti quelli che entreranno passeranno di li.

    Forse adesso non senti più nulla ma io riesco ad immaginare le tue memorie anche se non ne ho mai fatto parte. Nella tua stanza segreta ho trovato la tua tesi di laurea e parecchie riviste militari. In un cassetto ho trovato anche la faccia di Hitler, ma ormai non faceva più paura perché un volume degli Sturmtruppen ne esorcizzava la figura. Nel tuo studio ho trovato tanti mazzi di carte da gioco, 9 su 10 erano nuovi. Nel freezer ho trovato della carne di maiale ormai ammuffita. In ogni angolo della casa un paio di scarpe di buon gusto, in pelle, di marca e con la scatola originale.

    Mi sembra di cercare tra le macerie della tua vita i pezzi del puzzle della tua personalità.

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    06 gennaio, 2009

    La prima tappa

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    Il difficile delle scelte della vita non è prenderle, ma applicarsi per la loro realizzazione.

    Ora abbiamo il primo problema da affrontare: la legge ci permette di trasformare la casa in ristorante? Provo a trovare la risposta da questo ingegnere seduto di fronte a me. Oggi è il primo giorno lavorativo del nuovo anno, lui gira le pagine dei documenti lentamente, sembra ancora essere in vacanza. Accende una sigaretta, ci guarda, poi gira un’altra pagina. Finalmente, prende fiato per dirci qualcosa: ‘Mmm... è la casa di Via Zonta...’

    Non ha ancora finito la frase che già gira la testa verso il computer per trovarne qualche informazione. Trova i documenti poi guarda la mappa. Espira un po’ di fumo poi dice: ‘si può fare in quella via, però c’è bisogno dello spazio per il parcheggio.’la risposta mi stupisce.

    Sono una contadina di Hong Kong, non ho mai pensato che un permesso per l’apertura di un ristorante possa essere collegato allo spazio per il parcheggio. L’ingegnere prova a spiegare il rapporto tra la capacità del ristorante il numero di parcheggi davanti il locale.

    Per fortuna Via Zonta è una strada principale. Ci sono abbastanza parcheggi. Così abbiamo risolto il primo problema.

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    31 dicembre, 2008

    Un’altra Idea

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    La famiglia Leali forse è la famiglia con più idee del Mondo. Una settimana dopo aver preso la decisione di ristrutturare il piano terra, la Nico è venuta improvvisamente a casa nostra un pomeriggio: ‘Ho un’idea!’

    ‘Un’altra idea?! Ci mancava solo questo!’ dicevo tra me e me.

    ‘Facciamo anche un bed and breakfast. Al piano terra il ristorante, al primo piano 3 stanze per gli ospiti e in mansarda, un appartamento per voi due. Visto che dobbiamo ristrutturare, chiedo un mutuo più grande e la casa la sistemiamo TUTTA!’ ha detto la Nico con gli occhi fuori dalle orbite.

    Dopo un attimo di silenzio, ci siamo guardati negli occhi. Poi, Paola, la mamma di Corrado non riuscì a trattenere un grande sorriso e ha detto: ‘Ma, che bella idea! È sempre stato il mio sogno! Che beeeeeeeeello!’

    Dopo aver sentito la Nico dire: ‘chiedo un mutuo più grande’ ero un po’ preoccupata ma contenta...la vita è sempre pieno di sorprese.

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    25 dicembre, 2008

    La decisione

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Dopo qualche settimana passata a girarci e rigirarci nel letto, abbiamo preso una decisione.

    Per incentivare la Nico nel suo investimento, Corrado ed io abbiamo deciso di ripetere un pranzo cinese 2 giorni fa. La Nico ha invitato i suoi amici per questo prova. Era una giornata invernale molto fredda, poco prima di Natale. Per questa occasione ho preparato carne di maiale al barbecue. Ho intenzionalmente usato la coppa anziché la spalla, perché la carne è più al dente.

    Dopo mangiato, abbiamo discusso con entusiasmo di questo nostro progetto. Nico è diventata la proprietaria della casa dopo che il Sig. Gilberto è mancato. Il problema è che questa casa è stata mal mantenuta. Negli ultimi 10 anni, il Sig. Gilberto ha abitato da solo nella casa. Dopo l’aggravarsi della sua malattia, che ne ha limitato il movimento, il Sig. Gilberto si è trasferito dal primo piano al piano terra. Da quel momento sia il primo che il secondo piano sono rimasti inutilizzati.

    Ancora cinque anni di trascuratezza e la casa avrebbe avuto molti più problemi. Al momento in cui Nico ha ereditato la casa le sue tre figlie sono ancora piccole. Nico e la sua famiglia abitano già in un’altra casa di loro proprietà. Quella ereditata dal Sig. Gilberto non le potrà di certo servire per i prossimi 10 anni. Il dilemma è: ristrutturare la casa adesso per affittarla ma le dimensioni rendono la cosa improbabile; oppure aspettare che le sue bambine crescano e ristrutturare tutto quando loro ne avranno bisogno, però chissà quando sarà… la casa sarà diventata molto vecchia ed i lavori molto più difficili.

    Viste le prospettive, il nostro progetto è probabilmente la soluzione migliore. Certo anche il mio maiale al barbecue ha aiutato Nico a convincersi della bontà della nostra idea.

    È stata un’opportunità caduta dal cielo. Questo Natale, abbiamo preso la decisione.

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    30 novembre, 2008

    Un’altra notte soffro d’insonnia

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 2 comments

    È un’altra mezzanotte, è un’altra notte soffro d’insonnia.
    Troppe cose inaspettate, troppi problemi.
    Sarò una cuoca? ?
    Sarò capace di affrontare?
    Riuscirò a trasformare l’interesse in carriera?
    Senza la preparazione della scuola di cucina tradizionale, potrò essere una cuoca professionale?
    Sprecherò i soldi di Nicoletta?
    Ma il ristorante chiuederà subito dopo l’apertura?
    Io... cosa posso fare?
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    24 novembre, 2008

    Prendi dal salice un ramo e senza pensarci piantalo [creerai una foresta]

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    Succede spesso: quello che non ti aspetti si sviluppa naturalmente.

    Ho promesso alla mamma di Corrado già tempo fa, che avremmo finalmente deciso di fare un pranzo cinese per la fine del mese. Cucinare potrebbe sembrare una cosa facile, ma io, invece, la prendo molto sul serio, come se fosse un affare da un milione di dollari, penso al menù tutto il giorno.


    Fare un pasto cinese per un tavolo di uomini e donne italiane con tanta esperienza in cucina è una sfida, non posso rilassarmi. Mentre organizzavo il menù, ho dovuto affrontare il primo problema: la successione delle portate. La cucina cinese non da importanza a questo fattore, però in Italia, anche quando si mangia a casa, è sempre necessario seguire un ordine preciso: antipasto, primo (pasta, risotto o brodo), secondo (carne, pesce o verdure), dolce e alla fine un caffè e una sigaretta. La sequenza è molto importante e va dal sapore più delicato a quello più forte, gli Italiani sono convinti che in questo modo si gustino di più i sapori.

    Alla fine, ho deciso di seguire questo concetto per pianificare il menù.
    Gli Italiani amano un antipasto piccolo ma saporito come può essere il prosciutto o il salame; ho quindi pensato di fare un antipasto di involtini primavera ed alette di pollo ripiene. Ho deciso di fare gli involtini primavera già prima di organizzare il menù. Sembra che i ristoranti Cinesi in Europa non riescano a fare altro che gli involtini primavera, ma ciò non vuol dire che riescano a farli bene. Gli involtini preparati nei ristoranti cinesi qui hanno lo sfoglio molto spesso, sono molto unti e non si riesce a gustarne bene il ripieno. Visto che tutti i ristoranti Cinesi fanno gli involtini primavera, gli Europei pensano che in Cina questo piatto sia il piatto nazionale. Preparare gli involtini per farne assaggiare il gusto autentico mi è quindi sembrata una buona idea; voglio inoltre cogliere l’occasione per spiegare a tutti che gli involtini primavera non sono il nostro piatto nazionale, e che non li mangiamo tutti giorni!



    Di seguito ho proposto i ravioli cinesi in brodo. Il ripieno dei ravioli era di carne macinata di maiale nostrano con cavolo cappuccio. I ravioli sono tutti stati fatti dalle mie 10 dita (più le 10 di Corrado), dalla farina al prodotto finito. Il brodo è una specialità tradizione 'Cantonese', fatto con le ossa di maiale e di pollo bollite per 5 ore. Come secondo pollo nostrano al vapore. Per dolce ravioli di riso glutinoso di Shangai ripieni di sesamo ed arachidi.



    Pane e caffè non mancano mai sulla tavola degli Italiani, ma in questo caso sarebbero stati fuori luogo e pertanto riso bianco e tè ne hanno sostituito la mancanza.
    Il vino invece è insostituibile. Il vino, pur non essendo molto presente sulla tavola dei cinesi, offre una varietà tale per cui tanti vini rossi e bianchi si possono accompagnare a piatti cinesi senza creare conflitti. Adoro bere vino e fortunatamente ho avuto la possibilità di provarne tanti che si accompagnerebbero molto bene con i piatti cinesi.

    Questa volta ho scelto un vino siciliano, bianco, biologico di un mio amico, un Grillo di Trapani. Il suo Grillo è delicato ma forte: si apre in bocca con un sapore floreale, sembra un vino facile ma dopo un po’, esce un intenso e persistente gusto di mandorla. Usare questo vino in abbinamento alla cucina cinese sembra davvero una bella idea.

    E’ mezzo giorno e mezzo e gli ospiti stanno entrando. Avremo 16 ospiti, sono gli amici della famiglia di Corrado, uno di questi è un cuoco (cucinare per un cuoco mi rende un po’ nervosa). Abbiamo stampato un menù a testa. Mentre stavo finendo di scrivere il menù ho pensato ad un nome: mangiare bere uomo donna. Forse perché ho visto tante volte l’omonimo film del regista Ang Lee; ogni volta che vedo cucinare il Sig.Chu, mi viene voglia a cucinare. Forse questo impulso, mi ha spinto a scrivere ‘Mangiare Bere Uomo Donna’ sul menù.




    Sottrarre il controllo di una cucina dalle mani di una mamma Italiana non è facile.
    Al fine di riuscire a restare da sola in cucina evitando il passaggio continuo di 10 persone, ho comunicato agli ospiti che per loro sarebbe stato come pranzare al ristorante. Io sarei stata la cuoca e Corrado il cameriere.



    Gli ospiti si stanno sedendo a tavola, chiacchierano felicemente mentre sento i loro bicchieri brindare. E’ musica per le mie orecchie. Non so dire quando si è formato in me questo sentimento, ma so che mi sento molto soddisfatta nel sentire i sorrisi degli ospiti mentre sto cucinando.

    La cosa è così strana.

    L'antipasto è in tavola, involtini primavera e alette di pollo ripiene.
    Alcuni ospiti cominciano a mangiare le alette con le mani, alcuni chiedono aiuto: 'Perché senza posate?' Gli rispondo sorridendo: 'Ah si! Non c'è bisogno. Gli involtini e le alette sono senza ossa. Non dovete seguire l'etichetta, mangiate come volete. Mangiare coinvolge tutti e 5 i sensi, usate il vostro gusto, l’olfatto, la vista ma anche il tatto e l’udito’

    Dopo le domande è il momento del silenzio. Solo il rumore del masticare. Come una sinfonia che dopo la parte più vivace, ritorna calma.

    E’ così che hanno mangiato per qualche ora. Con il dolce abbiamo portato al tavolo anche un questionario. Gli dico: 'Oh, avete mangiato gratis ma adesso dovete fare i compiti’

    Il questionario l’ho stilato con lo stesso spirito con cui ho fatto il menù: pensavo solo a divertirmi.

    Ho messo domande del tipo: ‘dopo aver mangiato, senti la mancanza del pane o del caffè?’, oppure: ‘quando hai mangiato cinese l’ultima volta? Che impressione hai avuto?’, ‘Quale piatto ti è piaciuto di più oggi?’, ‘Quale di meno? Perché?’ ecc.

    Le risposte ottenute mi hanno stupito molto. Il piatto meno gradito è stato il dolce! I commenti sul dolce erano più o meno: non è che non sia buono, ma la consistenza è strana, ho quasi paura a deglutire.

    Quindi agli Italiani non piacciono le cose appiccicose, come il riso glutinoso.



    Alla fine, tutti ci invitano ad aprire un ristorantino. Alcuni dicono che se cuciniamo così riusciranno a garantirci clienti per i primi 6 mesi.
    La zia di Corrado, Nicoletta, è entrata proprio mentre stavamo parlando di queste cose. Ha sentito tutto, ha guardato le facce brille degli ospiti ed ha improvvisamente gridato: ‘Ragazzi, aprite un ristorante nella casa di Gilberto. Non ho ancora trovato una soluzione per poter sfruttare la casa.’

    Io e Corrado ci guardiamo, un po’ stupiti, ma inspiegabilmente felici. Panico. Da questo momento, il mondo sembra un po’ diverso.

    Clicca qui per leggere: "Prendi dal salice un ramo e senza pensarci piantalo [creerai una foresta]"

    06 agosto, 2008

    Inizio della storia…

    Scritto da Amy Lim-林紋蔚 0 comments

    La storia ha inizio con la fine della vita del Sig. Gilberto.

    In merito a questo pensionato professore di storia e filosofia, Sig. Gilberto, ci sono molte leggende. Dicono che lui abbia letto più di una volta tutti i suoi 3.000 libri; dicono che abbia sottolineato tutte le pagine che ha letto; dicono che al primo piano della sua casa ci sia una ‘stanza segreta’, una stanza che non ha mai visto la luce del sole negli ultimi 20 anni, con la porta blindata e che solo il Sig.Gilberto poteva entrare; dicono che il Sig. Gilberto ne rifiutasse l’ingresso agli ospiti, viveva solo in questa casa, viveva solo nel suo mondo.

    Due anni fa, sono entrata per la prima volta. Mentre entravo, pensavo a tutte le leggende. La mia prima impressione è stata: Oh Dio! Che casino! Poi, sono stata travolta da un’ondata di libri da ogni direzione. Come se il suo mondo fosse solo libri. Chissà come ha fatto Mosè a passare per il mar rosso? Adesso io, come se fossi Mosè, stavo passando attraverso un mare dei libri ed improvvisamente il mare si è diviso in due parti, lasciandomi un passaggio nel mezzo, in fondo vidi la figura di un vecchio che mi da le spalle: è il Sig.Gilberto. Lo vidi camminare verso di noi, poi, ci disse qualcosa però non capii nulla. Ma Corrado al mio fianco capì tutto e mi ripetè in Italiano, dicendomi: 'seguiamolo nel suo studio'.

    Corrado mi toccò la spalla per rassicurarmi, e mi disse sotto voce nell’orecchio: ‘ha avuto un ictus anni fa che ha limitato le sue capacità di parola. Immagino che tu faccia fatica a capirlo. Però, sembra che abbia una buona impressione di te, perché l’ingresso al suo studio è riservato a pochi.’

    Dopo aver sentito questa cosa mi sentii ancora più nervosa. Il Sig.Gilberto camminava lentamente chino sul se stesso, evidentemente sofferente a causa della sua malattia. Passammo attraverso un’ondata di libri dopo l’altra per giungere nello studio. Qua, non vidi nessun muro, soltanto una fila di librerie, tutto pieno di libri. Non saprei dire da dove il Sig. Gilberto tirò fuori due libri, uno sul Tibet, altro sullo Zen, poi mi diede i libri e mi disse qualcosa. Fui molto stupita e non seppi come reagire. Corrado mi toccò di nuovo la spalla, invitandomi a ricevere i libri, poi mi disse che erano regali dal Sig. Gilberto: ‘considerarli un dono però ricordati di restituirli perché lui è molto geloso dei suoi libri’. Veramente, rimasi interdetta, ricevetti quei libri muovendomi come un robot, fu tutto così strano!

    Ho dimenticato che cosa fosse successo in seguito. Mi ricordo soltanto che 2 mesi dopo quella volta, rividi il Sig. Gilberto per caso e mi chiese come stavano i suoi due libri.

    Quest’immagine del Sig.Gilberto, continuava a riapparire nella mia mente il giorno del suo funerale. Ho visto il suo cadavere in mezzo ai suoi libri, fino a quando il suo corpo è stato seoplto. Anche se il Sig.Gilberto non aveva una vita sociale molto attiva, oggi, al suo funerale, sono venute tante persone.

    Il Signore Gilberto è andato, lasciando una casa e i suoi 3.000 libri.

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