18 giugno, 2012

Avere un cane


E’ una storia che va avanti ormai da tre anni, da quando i nostri vicini di casa hanno preso un beagle. Oggi, tre anni dopo il beagle non ha ancora smesso di fare una cosa con cadenza quotidiana: piangere per ore.

Nonostante i nostri vicini abbiano un giardino gigante, il loro beagle e' sempre chiuso nella sua grande gabbia. Tutto ha avuto inizio quando il loro nipote ha voluto prendere un cane. Il problema è che adesso sembra aver perso la passione dei primi momenti e non lo porta più in giro. Mentre il beagle e' chiuso in gabbia che piange, il padrone gli urla di smettere. Cosi sia. Questo è il destino di entrambi.

È ora di pranzo e, mentre giro la forchetta in mezzo agli spaghetti, arrivava la voce del Beagle che sembra piangere ma non è così, sembra che abbai, ma neanche. Tutti noi aggrottiamo la fronte in silenzio, poi nonno Paolo comincia a raccontare di quando, vent’anni fa aveva un cane, il Pippo.

‘Avere un cane una volta era completamente diverso da adesso. Una volta erano pochi i padroni che tenevano i loro cani in gabbia o anche solo al guinzaglio. Il nostro Pippo era conosciuto da tutti in paese. Ogni mattina, quando i nostri figli andavano a scuola a piedi o in bicicletta, il Pippo li accompagnava fin davanti scuola. Andando con loro ogni giorno aveva imparato ad attraversare la strada quando al semaforo si accendeva la luce in basso e anche quando tornava a casa, attraversava la strada solo con il verde. Poi a casa aspettava il suo amico, un volpino che tutti i giorni lo passava a prendere. Qui di fronte c’era un altro cane, un cane da caccia a cui non era permesso uscire e che era sempre chiuso dietro un cancello. Il Pippo e il suo amico, passavano di li tutti i giorni, abbaiavano un paio di volte per farlo arrabbiare e poi se ne andavano in giro liberi. A volte spariva per un paio di giorni per poi ripresentarsi a casa.’

La nonna prende poi la parola ‘mi ricordo quando una volta, sono andata in ufficio in macchina ma era una cosa che non facevo quasi mai e quindi sono tornata a casa a piedi. Quando poi, di sera, mi sono ricordata di aver lasciato la macchina nel parcheggio al lavoro ho chiesto a Paolo di andare a prenderla. Quando lui si è trovato nel parcheggio ormai vuoto, sotto la macchina c’era il Pippo che dormiva e aspettava che uscissi dal lavoro e salissi in macchina per potermi riaccompagnare a casa.’

Poi Paolo continua ‘In estate, andavamo sempre al mare qualche giorno e lasciavamo il Pippo a casa con i miei genitori. Durante quel periodo, il Pippo andava ogni giorno a casa della Bruna, nostra cara amica, per vedere se per caso fossimo stati a casa loro.’

‘l’ultima volta che abbiamo visto il Pippo è stato quella sera… In chiesa c’era il concerto di Natale. Il Pippo era entrato in chiesa in silenzio con i miei genitori e probabilmente non se ne accorse nessuno visto che poi rimase coricato buono buono sotto la panca dove erano seduti loro per tutto il concerto. Finito il concerto, fuori dalla chiesa, i miei sono tornati a casa e lui, invece, se n’è andato dalla parte opposta. Dopo di allora nessuno ha mai più rivisto il Pippo.’

Ecco che in questo momento, si sparge nell’aria un grido del Beagle che sembra voler porgere le condoglianze a se stesso.

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