21 ottobre, 2012

In quel momento sulla lama di coltello

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La lama del coltello minaccioso a un millimetro dalla mia gola.


Quarantacinque anni prima di quest’attimo mi sono trovato qualche volta a immaginare, se mai dovesse capitarmi una situazione simile, come avrei potuto affrontarla. Dovrei urlare per chiedere aiuto, ma la ragione mi dice che le urla farebbero diventare il nemico irrazionale e che potrebbe uccidermi preso dalla confusione; quindi, non dovrei muovermi, dovrei stare fermo e calmo, poi, quando il nemico non se lo aspetta, con un gesto rapido di una mano butterei via la lama e con l’altra darei un pugno al nemico, poi con la mano insanguinata lo sbatterei a terra.

Ma la verità è che, in questo momento, il mio pensiero è interrotto da qualcosa. Non è la luce del lampione riflessa sulla lama del coltello e neanche la strada scivolosa dopo la pioggia, ma quella faccia dietro la lama avanti a me, quello sguardo innocente e immaturo, qualcosa che conoscevo o avevo già visto – provo a cercare nei dati nell’archivio disordinato nel cervello - e torno all’autunno dei miei 13 anni, un tempo senza pensieri. Come una piuma che cade dal cielo, con delicatezza, senza peso, anche se cade per terra, non c’è dolore, ogni volta che penso a quel tempo le tempie mi fanno male.

Nell’autunno di quando avevamo 13 anni, cosa si faceva tutto il giorno? Io ero sempre al campo da calcio in cemento dietro casa o ai tavoli rotondi nei fastfood ma soprattutto c’era quel posto, al parco in centro, vicino ai bidoni dei rifiuti……appena la campanella di scuola suonava, la nostra banda, in 3 o 5, scappava subito dall’aula facendo a gara correndo giù per le scale e poi dritto al nostro campo da calcio. Il mio mondo era tutto lì dentro. Era piccolo, ma pieno. Spesso dimenticavo di tornare a casa o forse non volevo farlo, per rimanere a giocare a calcio. Mia madre lavorava in una fabbrica e tornava tardi. All’inizio, veniva sempre al campo per tirarmi a casa ma poi sembrava aver capito, o semplicemente ci rinunciò e mi aveva lasciò soltanto una frase: 
‘Il mondo è come una ruota che gira, cambia ma poi torna allo stesso punto. Vivendo in questa ruota, se tu fossi in grado di continuare per sempre a giocare a calcio con lo stesso stato d’animo che hai oggi, saresti davvero fortunato.’

Quando eravamo stanchi, andavamo in quel parco al centro, e ci mettevamo per terra vicino ai bidoni dei rifiuti. I bidoni erano sempre vuoti e li usavamo come canestro da basket, gli tiravamo dentro i libri, le matite e le bottiglie d'acqua imitando le posture dei giocatori di pallacanestro. Giocavamo per ore e ore. Già, in quel momento avremmo potuto giocare per sempre, con qualsiasi cosa in modi diversi, per divertirci.

In quell’autunno, una notte come tutte le altre, eravamo riuniti accanto ai bidoni e discutevamo come di solito della partita di calcio appena fatta. All’improvviso, da lontano, arrivò un pianto di aiuto. La nostra conversazione fu subito interrotta e restammo in silenzio trattenendo il fiato. Voltai la testa per investigare il dintorno, era dal bagno pubblico. Guidai la banda mentre cercavamo di intrufolarci silenziosamente nel cespuglio davanti al bagno pubblico. Guardai davanti a me tra le fessure dei rami e vidi due ombre all’ingresso. A destra c’era un uomo di mezza età, anche da lontano potevo vedere il suo grasso che ballava. 

‘Non urlare, oppure ti buco il cervello con il coltello.’  l’uomo grasso puntava il coltello verso la persona davanti a se. Sotto la luce fioca, vidi anche l’altra figura. Era un uomo particolarmente magro e secco, forse alto solo la metà dell’uomo che aveva di fronte. Stava in piedi con la testa giù e tremava un po’, non si lamentava più ma aveva tic nervosi in tutto il corpo. 

‘Non aver paura, fai quello che ti dico e ti lascerò andare a casa.’ L’uomo grasso rise con un ghigno demoniaco e cominciò a togliersi i pantaloni.

‘Arriva la polizia! Arriva la polizia! Arriva la polizia!’ Non seppi da dove prendemmo il coraggio per saltare fuori dal cespuglio tutti eccitati urlando a squarciagola. L'uomo grasso rimase scioccato nel sentirci gridare. Ebbe così tanta paura che scappò dalla scena con i pantaloni ancora calati inciampandovi e cadendo a terra. Mi avvicinai a quell’uomo magro senza fiato e notai che era solo un ragazzino come me. 

‘Non aver paura, adesso sei al sicuro.’ Lui non si mosse e tremando, alzò la testa lentamente e mi guardò. Quel suo sguardo innocente ed immaturo, mi fecce inspiegabilmente male.

‘Dammi il portafoglio, oppure ti taglio la gola con il coltello.’ Non è una voce bassa di un uomo di mezza età, ma è la voce di un ragazzino di poco più di dieci anni. E’ lo stesso sguardo innocente ed immaturo ma pieno di superficialità e di una disinteressata arrabbiatura con il mondo. Lui allunga il braccio rapido per prendere il mio portafoglio, istintivamente resisto e un pesante pugno mi colpisce all’improvviso gli occhi, troppo rapido per schivarlo. Perdo l’equilibrio e cado a terra. Con gli occhi gonfi, sanguinanti e quasi chiusi, vedo offuscato il ragazzino che mi sputa addosso, mi prende il portafoglio e scompare tra le strade scivolose.

Il mondo è come una ruota, gira, cambia poi torna sullo stesso punto. Non so se siamo in grado di continuare con lo stesso stato d’animo.


4 commenti:

Anonimo ha detto...

I like this blog its a master peace ! .

Amy ha detto...

Thank you for reading and supporting :)

Anonimo ha detto...

This is the right blog for anyone who wants to find out about this topic. You realize so much its almost hard to argue with you (not that I actually would want…HaHa). You definitely put a new spin on a topic thats been written about for years. Great stuff, just great!

Amy ha detto...

thank you for your encouraging words.

part of the story is actually generated from real experiences...and maybe it is too real that could happen to everyone from all walks of life, that makes us reflecting....and makes it even harder to argue, probably :)

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